“La verita` emerge ed e` dimostrata piu` dall’indicazione delle opere che dalle argomentazioni o dall’osservazione.” – Francis Bacon
Come gia` detto nella parte 1, non faro` nomi e cognomi, vi basti sapere che sono stato immatricolato in una piccola universita` del centro Italia.
Sono stato alle superiori, ho frequentato un’istituto professionale, per poi trovare lavoro in una tipografia. La passione per la grafica, il web e tutto il mondo dei media mi ha portato adesso ad essere Web Manager di una societa` all’estero e di questo devo solo ringraziare la mia grande passione, perche’ se dovessi ringraziare l’universita`, direi una grossa bugia.
L’universita` italiana fa schifo, e` vero, pero` non voglio puntare solo il dito verso l’universita` stessa, ma anche dire che gli studenti vanno all’universita` aspettando poi il lavoro perfetto che cade dal cielo, e, purtroppo, in questi tempi di crisi, il lavoro ce n’e` poco, e per lavorare molti sono costretti ad andare all’estero, dove devono fare la gavetta che non hanno fatto in Italia, un po’ per controvoglia, un po’ perche’ non ne hanno la possibilita`.
Comunque sia, dopo il diploma, ho lavorato in tipografia per 2 anni, dopodiche’ ho mollato il lavoro per aspirare a qualcosa di piu`, complice anche un grosso lutto che ha cambiato radicalmente la mia vita. Ho fatto l’impensabile: mi sono iscritto all’universita`, contro tutto e tutti (e avevano ragione). Indirizzo: Traduzione e interpretazione, poi cambiato in Letteratura (ma questa e` una storia che vedremo piu` avanti).
Iscriversi e` semplice: scegli il corso, riempi qualche module, ovviamente paghi e sei immatricolato! Ricordo ancora la segretaria del preside che mi disse: “Vedo che hai le idee chiare!” quando invece chiare non erano per niente.
Non perdiamo tempo parlando di me, e passiamo ad esaminare una grandissima falla dell’universita` italiana.
Nell’universita` italiana si studia, all’estero si ricerca. Cosa vuol dire? Prendete un argomento a caso, qualsiasi argomento, in Italia vi diranno di leggere un libro di 500 pagine scritte dal professore con cui farete gli esami (che dovrete avere originale), mentre all’estero vi diranno di scrivere una tesina di non so quante pagine, e di esporre i risultati della ricerca. Tutto e` visto dal punto di vista teorico, niente pratica, niente di niente. Solo libri ed esami orali, solo quelli.
Ed proprio questa una falla troppo grossa per essere colmata: l’esame orale. L’esame orale viene spacciato per un “colloquio orale alla fine del quale il candidato sara` valutato secondo le sue conoscenze”… un colloquio orale? Immaginatevi, voi e il professore, con davanti due tazze di te, due sigari, un focolare, e all’improvviso vi sentite chiedere: “Cosa ne pensa della rivoluzione culturale russa?” CAZZATE! Provate a definirlo cosi`: “Una raffica di domande poste da qualcuno che non ha assolutamente voglia di fare il proprio lavoro, alla fine delle quali sarete valutati in base all’umore del professore“. Il voto e` TOTALMENTE scelto in base all’umore del professore. Ho visto professori felici dare 30 a studenti che non avevano aperto libro e bocciare studenti che avevano passare settimane a studiare. Questa modalita` di esame e` una cazzata. Quanti di voi sanno dirmi la differenza tra un 26 e un 27? e tra un 25 e un 26? Un metodo imparziale dovrebbe essere quello di fare un esame scritto di 30 domande e ogni domanda vale un punto. Ovviamente il professore non deve sapere a chi appartiene l’esame in questione. L’esame orale invece non fornisce prove, non ha un tempo predefinito (puo` durare 4 ore come 23 secondi, lo vedremo nei prossimi post) e ha giudizio totalmente soggettivo. Inoltre, di un esame scritto di solito esiste una copia archiviata… di uno orale, cosa archivi? L’aria?
La prossima volta parlero` del primo esame e mi lamentero` degli orari delle lezioni.
Salve, io studio economia, condivido bene quello che dici, ma vorrei farti sapere che quanto dici dell’orale si può purtroppo estendere anche agli scritti, ahimè! Credimi, ho visto professori raggirare l’oggettività della prova scritta semplicemente sfruttando il meccanismo dei due pesi e due misure, anche nelle materie matematiche… il trucco è semplice come il teorema di Pitagora, basta che lo studente sia uno studente, non avrà mai la reale competenza per distinguere un errore da 1 punto o da 3 punti… ciò non accade solo quando hai veramente sbagliato una bazzecola, ma anche quando hai fatto tutto giusto (si possono inventare qualche errore che non c’è e “provarlo” con prove da azzeccagarbugli, a me successe con un compito di matematica perfetto, l’assistente ammise ma nulla poté per riparare al torto)… insomma, siamo alla merce’ dei docenti finché non usciamo e ci facciamo la nostra vita! Tuttavia lo scritto è solo relativamente più oggettivo dell’orale!
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Tranquillo, arrivero` a parlare anche degli scritti e di quanto siano boiate.
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sono d’accordo, il metodo usato dalle Università Italiane sommato al narcisismo dei docenti che non vengono minimamente controllati non fa altro che produrre un modello inutile e burocratico. L’università non produce lavoratori ma pappagalli. Quando finirà la triennale darò continuità ai miei studi in Islanda, li si fa ricerca sin dal primo anno e il docente è un lavoratore e non un Dio sulla terra.
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Sono sempre lo stesso di inizio pagina, più titolato ma sempre sdegnato, e vi posso garantire col senno di poi che né pubblico né privato si salvano più oramai in Italia. E’ buffo ripassare su questa pagina dopo anni e rimanere della stessa opinione. Ho persino al mio attivo pubblicazioni scientifiche, ma non mi sento obbligato a leccare il culo a nessuno, quindi dirò la verità lo stesso.
In breve: i voti sono una variabile stocastica eteroschedastica, con valore atteso regolabile dal tuo impegno/capacità ma una deviazione standard che dipende dalla fantasia del docente di turno e dal momento (oltre che dalla politica aziendale di ateneo dettata dal consiglio d’amministrazione). In pratica, non meravigliatevi se un 25 sappia di più di un 28, un 26 di un 30 etc… E’ spesso possibile! Parliamo di GARCH? NO! Parliamo di cose serie.
In pratica: i consigli di amministrazione regolano addirittura come discriminare (senza dirlo pubblicamente) studenti in corso e fuoricorso nella vana speranza di attrarre punti ranking. E i prof obbediscono. La cosa è in realtà semplicissima in quanto “istintiva e naturale”. Occasionalmente i prof fanno di testa loro. In generale più iscritti ha un ateneo, più facili sono le discriminazioni ingiuste. E la probabilità di errore è in generale alta!
Breve panoramica: docenti in media “mnemonici” ed inadatti alla docenza, dottorandi persino peggio, bandi per dottorato e professore ad personam studiati per non sembrarlo, studenti indifferenti e/o esasperati che si concentrano sul come far fesso il prof o graziarselo, studenti che non ricordano nulla nonostante anni di studio, precariato diffuso (vi immaginate se per vendetta diventassero precari persino i vertici delle nostre istituzioni? Così magari capiscono sulla propria pelle cosa stiamo passando), valanghe di stage e tirocini fasulli, impiegati a tempo indeterminato mediamente inetti a lavorare (Italia ultima in Europa per crescita vi dice nulla?), premi di laurea usati come diversivo per affiliazioni politiche, master elemosinati per recuperare i soldi tolti coi tagli alla spesa pubblica, abbassamento del livello culturale medio…
Buona notizia: gli iscritti all’università stanno calando e il fenomeno è strutturale, alternato da apparenti boom di iscrizioni in realtà di studenti di altre facoltà che mollano per infilarsi nei settori più spendibili nel mondo del lavoro. Tutto ciò sta vanificando i loro sforzi, non nascondendo in ciò un mio compiaciuto “j’accuse”. Le aziende oramai cominciano a creare problemi persino a prestigiosi atenei come sapienza, luiss, bocconi etc, perchè non si fidano della loro reale preparazione. A livello delle multinazionali lo scherno è persino più acido.
Cattiva notizia: meno iscritti significa che i docenti saranno sempre più zerbini del consiglio d’amministrazione, qualità della docenza sempre peggiore e programmi sempre più parcellizzati. Siamo stracolmi di dottorandi pronti al precariato a vita (sperano di imbucarli tutti nel concorso INPS per 365 posti? E quelli delle province? Qualcuno mi risolvi il rebus)… La speranza di una migliorata docenza si dovrebbero accompagnare con pensionamenti massicci entro pochi anni, turnover nei consigli d’amministrazione, altrimenti diciamo addio al primato italiano!
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