Delle pere, l’acquaragia e i vaccini

Sei troppo analfabeta per leggere quest’articolo? Non hai tempo di leggerlo perche’ devi gioca’ col cellulare? O semplicemente sei cosi` svaccato da unn’ave’ voglia? Nessun problema! Il mago Andre’ lo legge per te!

Le pere so’ bone, soprattutto col cacio, quello che non devi fa’ sapere al contadino senno` t’incula col forcone mentre bestemmia tutti i santi del calendario: “Primo Gennaio, quei gran maiali di san Giustino e sant’Almachio martire!” e via col forcone nel bogigi per altri 364 minuti di puro godimento. E` sempre bene informarsi sulle ricette locali ehhh.

Le pere sono anche quel succo che vi schiantavate all’universita` insieme al rum, che poi col rum e pera ti ubriachi e non sai perche’ (era cosi` dolce…) e poi vagate nelle campagne e finite a dormi` sfranti in una stalla e vi svegliate col forcone in culo mentre sentite qualcuno dire: “31 dicembre: san Silvestro papa gran bastardo!”

Le pere sono anche le dosi di eroina che i ragazzi (in genere del Bagno di Gavorrano, paesello del cazzo vicino Grosseto) si iniettavano alla Finoria (parchetto di merda vicino Gavorrano) o dietro alla Coop (se non dentro alla Coop stessa). Quando abitavo al Bagno, sul pulman per anda’ a scuola a Grosseto, i bagnaioli inventarono un nuovo detto: “Al contadino non devi far sapere, quanto sono buone le pere!”. Era in quei momenti che avevamo bisogno di un contandino, un forcone e il calendario di frate indovino, ma, ahime’, nulla…

Le pere non era facile trovarle (parlo per sentito dire ehhhhh, io al massimo mi so schiantato qualche canna di quelle fatte bene quando vivevo in Olanda), ma quando si trovavano, se le iniettavano con cose varie, succo di limone in primis (a seguire poi tequila, triple sec e sale e prendevi un margarita in endovena) fino ad arrivare all’acquaragia. Ovviamente si schianta, ma potevate scegliere: o vi facevate una bella pera all’acquaragia e finiva li` la cosa, o andavate avanti, aspettavate che esisteva internet e aprivate un blog del cazzo, tipo questo. Che vite di merda entrambe!

L’eroina era tanto comune, molti giovincelli, tra una canzone dei Depeche Mode e una degli 883, si insiringavano, creando il Trainspotting grossetano (Traspottinghe) (Il pub dove Robert Carlyle lancia il bicchiere e` in realta` “l’Irish” al Cassero del Sale a Grosseto.

Vaccini COVID trainspotting
Ci saremmo sparati pure l’AstraZeneca se l’avessero dichiarata illegale

Buttarsi in vena le peggio cose era l’ordine del giorno, si guardava il calendario di Frate Indovino e si diceva la bestemmia relativa: “10 agosto, quel gran figlio di troia di san Lorenzo scoppiato a forza di Coca Cola” e giu` a pere di Coca Cola (leggetela in maremmano, mi raccomando: “Hoha Hola”. Insomma, chi piu` ne ha piu` ne metta.

Pausa dall’articolo: Mi dite perche’ un eroinomane trova la vena in 1 secondo e un’infermiera professionista ci mette anche 1 minuto quando mi deve prelevare il sangue?

Oggi, la stessa generazione di persone che si iniettavano le cose peggiori si e` emancipata ed e` contro i vaccini del Covid. “Ehhhh ma chissa` che ci mettano dentro, ehhh ma ci so’ i feti morti e i microcippi e i cd polverizzati di Gigi D’Alessio e poi bla bla bla!”

Allora, qualcuno, un genio, ha avuto una brillantissima idea: i green pass falsi. Questo genio ha aperto un gruppo su Telegram dove vendeva green pass falsi a 300 euri l’uno, chiedendo in cambio carta d’identita`, tessera sanitaria e codice fiscale. Poi, dopo aver creato un QR code a caso con Microsoft Paint, chiedeva 350 euri per non denunciare gli acquirenti. Un fottutissimo genio. Promosso a capo del marketing di qualunque azienda voglia! Ma che dico? Minimo vice presidente!

Ricapitoliamo: 300 euri + 350 di riscatto fanno 650 euri. Per non farsi iniettare un liquido a gratis. Negli anni 80 e 90 questi rubavano le autoradio e i televisori pur di farsi iniettare roba che aveva viaggiato nel culo di barbuti sudamericani, mischiata con le peggio cose (non e` che lo spacciatore ti dava la lista degli ingredienti o la provenienza) e ora pagano per non farsi inoculare sto cazzo di vaccino.

Che belli gli anni in cui l’eroina girava libera: “Serviamo il numero 38!” “Si`… un etto di prosciutto cotto e due grammi di eroina!” “80.000 lire!”, i Pooh vincevano Sanremo con una canzone che le pere col caffe’ non bastavano a rimane’ svegli e c’era Bim Bum Bam alla tele, che gli adolescenti dopo le pere poi vedevano Mila e Shiro che facevano la catapulta infernale e la palla si trasformava nell’incantevole Creamy.

Ora invece ci becchiamo i no-vax, i Maneskin, Jovanotti che ancora canta, la carbonara vegana, cartoni animati di merda e poi dice che uno non deve bestemmia’ tutti i santi del calendario.

Ma porco dio!

I nuovi s-truzzi, al tavolo buzzo ma son seduti con persone a muzzo

Quand’ero giovincello, che andavo alle superiori in pulma e ogni giorno si faceva a cazzotti per avere un posto a sedere, e poi si andava o a scuola a non fare un benedetto cazzo se non giocare al solitario con windows 3.1 (quando andava bene) o al bar a giocare a monapoli (era un’edizione che avevamo inventato noi, vinceva chi rubava di piu`), dio bono un mi ricordo che stavo dicendo, le devo fa’ piu` semplici ste frasi senno diventeno lunghe e poi vedi un ci si ‘apisce piu` una… oooooooh ecco ora ricordo, quand’ero giovincello, io come tutti gli altri miei coetanei, anche se non lo ammettevamo, stavamo creando una nuova generazione di musica che ben differiva da quella ascoltata dai nostri avi. Se i nostri nonni giocavano a rinculino sotto le note del pinguino innamorato, e le nostre mamme sognavano di sposare Gianni Morandi (e invece gli e` toccato un operaio che ancor oggi non riesce ad andare in pensione e molto probabilmente e` in cassa integrazione e sta tutto il giorno in casa a ba’a il cazzo), i giovini della mia generazione erano piu` “trendy”, “cool”, “ganzi”, “fichi” ecc…

I vostri nonni probabilmente pomiciavano allegramente ascoltando la storia di uno che va a giro col “colletto” duro. Ancora non sapevano…

I nostri padri per poter avere qualche speranza di avere mezzo pompino dalle nostre madri, negli anni 50/60 e forse anche di piu`, dovevano sorbirsi intere maratone di discografia di Morandi. La loro resistenza al suicidio meriterebbe statue in ogni piazza. Ma neanche loro sapevano…

Ai tempi mia, invece, i ragazzi cominciavano a trovare le loro identita`, e ricordo i vari stereotipi di gente che affollava le classi delle superiori:

– Le tipe semplici, acqua e sapone, che ascoltavano Ligabue, che il pomeriggio studiavano duramente per poi laurearsi e diventare autonome e viaggiare, al grido di “Lambrusco e Popcorn, andata e ritorno classe 3 ma almeno e` possibile”. Per loro il futuro ha riservato una laurea in Lingue seguita da un matrimonio con un impiegato dell’inps e 2 figli che spendono la paghetta in bamba.

Il Liga voleva mostrare alle ragazzine dov’era il loro “pesso di mondo”. Dopo una gita alle grotte di Frasassi e 6 mesi in erasmus in Spagna, adesso discutono col loro marito dove andare in vacanza, con loro che si sentono piu` “young and easy” e vogliono andare alle Canarie, e i mariti che si sentono piu` “smart and cool” e vogliono andare a Londra. Risultato: una settimana a Santa Marinella. Ma anche loro non sapevano…

– Le tipe semplici che si sentivano piu` rock e ascoltavano i Litfiba, e il loro sogno d’uomo era un capellone dal petto peloso che faceva i gargarismi mentre cantava. Da quando poi Pelu` ha lasciato i Litfiba per cantare canzoni da supermercato, si sono trovate cosi` in preda alla malinconia che si sono date alla droga e al magno e ora si ritrovano ciccione e in una casa popolare a guardare troiai su canale 5. Anche i maschietti che si sentivano fichi al grido di “Fortuna fammi fa’ felice fine, fammi fottere fanciulle fiorentine”, ascoltavano i Litfiba, ma le donne un se li cacavano e andavano dietro al primo drogato che trovavano.

I Litfiba erano nella top ten dei ragazzi grossetani che negli anni 90/2000 si volevano sentire fichi, apparte gli juventini, che non ascoltavano i Litfiba perche’ Pelu` e compagni tifavano la fiorentina. Ma nemmeno i Litfiba, gli juventini e i fiorentini sapevano…

– I metallari e i punk facevano conto a parte e ascoltavano cio` che gli veniva propinato dallo scambio di cassette, che dopo 10 volte che le copiavi, il suono cambiava cosi` tanto che un pezzo dei Maiden pareva un pezzo di Bjork. Semplicemente se ne fottevano di quello che passava Mtv e passavano le giornate ad ascoltare i loro gruppi. Immancabili i Megadeth, gli Iron Maiden e i Bad Religion. Ovviamente nessuno se li cacava, a parte le ragazze metallare o punk, che pero` si contavano sulla punta delle dita.

I Megadeth erano uno dei gruppi piu` gettonati tra i giovincelli alternativi, e la loro Symphony of Destruction suonava tipo: “Gias lai bai ai guu les bres muz den laiz merien nerz suen to the Symphony of Destruction!” Nemmeno loro, con il loro inglese quasi perfetto, sapevano…

– I napoletani. Ora, stranamente i napoletani erano una comunita` grande a Grosseto, infatti in classe tutti ne avevano almeno uno. Diciamo, piuttosto, che la classe tipo di un istituto superiore a Grosseto era cosi` composta: 5 grossetani, 10 da zone vicine, un paio di orbetellani, un napoletano e 2 drogati (i drogati venivano quasi sempre da Follonica o vicino). I napoletani si raggruppavano sempre alla fermata del pulman e intonavano le canzoni di un gruppo che era il simbolo della gioventu` napoletana dell’epoca: i 99 Posse! Era sempre bello vedere un napoletano litigare perche’, alla fine, aveva sempre l’ultima parola, che era: “Ueee, azumpaperete in culo a mammeta intu bicchiere!” e se ne andava soddisfatto, lasciando noi altri con le sopracciglia alzate perche’ non capivamo cosa volesse dire.


I 99 Posse erano il simbolo della grosseto napoletana. Le ragazze napoletane erano le piu` fregne, ma uscivano solo con altri napoletani. Ma neanche loro nu sacceveno nulla ancora…

– I truzzi. Il termine truzzo non esisteva, noi li chiamavamo “tunzettari” o “discotecari”… erano quelli che ascoltavano le cassette del Tendenza di Siena, che non erano altro che due ore di tunz tunz tunz tunz, e ogni tanto c’era questo vocalist che diceva frasi tipo: “Progressione musicale, sale sale e non fa male” o “La senti questa musica che t’entra nelle vene, lo dice anche la mamma, non puo` che farti bene”, ma la mia preferita era: “Perche’ non vai dal medico? Ma che ci vado a fare? Non voglio mica smettere di bere e di fumare!” Non ho mai frequentato a fondo questa gente, ma e` da qui che vorrei analizzare questa specie.
Mentre i metallari, i punkettoni e i ramazzottiani sono rimasti pressoche’ uguali negli anni, questi truzzi, si sono evoluti, un po’ come i Pokemon. Prima avevano cominciato da qualche canzone piu` classica, tipo Baby Baby di Corona, che cantavano piu` o meno “Bebi bebi, ua sci scio scia be together yeah yeah yeah”, attraversando vari stadi fino ad arrivare allo stadio FINALE:

ECCOLO QUA!

Ecco il truzzo 2.0, l’evoluzione finale nel Pokedex!

Vi prego, aiutatemi a capire il significato di qualche frase:

“Stasera spruzzo
al mio tavolo buzzo
ma sono seduto
con persone a muzzo.
Al ritorno guido io
ho bevuto
sbatti
porco dio.”

Taccio sulla seconda parte, non per la bestemmia, perche’ a me piace bestemmiare, ma per l’incitamento a beve e guida’, vabbe’…

Proseguiamo:

“Giovedi` giovedi`
giovedi` divino,
vado giu`, vado giu`
vado giu` di vino,
che sbatti la fila,
ma e` pieno di figa,
cazzo, guardo giu`
ma non ha il mocassino!
Minchia fre, nun ghe ne,
non c’e` il timbro del privet,
troppo sbatti l’alcol test,
sboccia il covo di nord-est.”

Boh! M’arrendo ragazzi! Se qualcuno mi potesse aiutare a capire cosa vuol dire, lo apprezzerei. Comunque la tizia, per essere bionda, e` discretamente bona.

Nono, andiamo avanti perche’ voglio capi’ il significato del linguaggio dei giovani d’oggi:

Vabbe’, gia` il fatto che ci sia Dipre` ve la dice lunga, ma comunque vediamo un po’ di testi presi qua e la`:

“Tutto il giorno sopra i libri
ora voglio stare easy.
Cazzo me ne della crisi
faccio solo la sei litri.”

Fin qui chiaro dai, questa s’e` rotta il cazzo di fa’ finta di studia’ e la sera vuole stare easy! Domani vado dal datore di lavoro e gli dico: “Ohhh mi so’ rotto il cazzo de lavora’, voglio sta isi!” Chissa` che mi risponde? Da notare che questa tipa “se ne”… parlare consuma tempo, meglio tagliare parti qua e la`… Andiamo avanti…

“Sboccing like no tomorrow
and you can follow me
fino a che non mollo
tu mollami.
Sboccing like no tomorrow
tavolo con il moet
popping bottles in the air
la serata e` pettine.”

Devo dire che ‘sboccing’ e` l’unico termine che ho cercato online e di cui veramente m’importava, e ho visto che significa “sperperare soldi, ostentare ricchezza”. E` buffo vedere come quand’ero piccolo, ogni verbo nuovo che veniva creato finiva in -are, mai in -ere o -ire, tipo “allunare” (atterrare sulla luna), o “smerendare” (me lo sono inventato ora, puo` significare “fare merenda insieme”), o “flashare” (vedi ‘minchia zio, mi so’ flashato = “so’ strafatto”). Al giorno d’oggi, i nuovi verbi finiscono in -ing, da qui il verbo “Sboccing”.

Beh… andiamo avanti…

“Presa male? Nel locale
nel privet senza bracciale
tutto quanto spettinato
minchia frate m’han sgamato!”

Il Leopardi non poteva scrivere una cosa migliore. Ve lo immaginate? Il Leo che parla con un amica e dice: “Minchia zio, tipo ieri spiavo Silvia dalla finestra, a un certo punto s’e` girata, minchia frate m’ha sgamato!”

“Vodka menta al Magenta
poi dal pusher compro un penta
la serata è un po’ spenta
ma la pupa la fomenta!”

“Minchia frate cannonate
le serate sempre pagate
le impennate sopra il rello
minchia zibo che bordello!”

Riscriviamo la storia dai, vi immaginate tipo Renzo e Lucia ai tempi d’oggi? Roba tipo Renzo va dai suoi amici e dice:
“Minchia zibo, bordello! Ieri sera all’after dal don rodri ho conosciuto un pusher, minchia frate ho preso un penta, poi pero` m’hanno sgamato, e io che volevo sta’ easy coi miei amici a muzzo!” Entra Lucia: “Ue figa, ma te devi feeling alright! Cazzo te ne della peste, facciamo sexing like no tomorrow!”

Chiudete gli occhi e immaginatevi: (cioe`, c’ho pensato dopo, se chiudete gli occhi un potete vede’ quello che c’e` scritto, vabbe’, chiudetene uno solo)

La scena di Via col Vento, con lei che dice: “Che ne sara` di me?” E lui risponde: “Cazzo me ne!” Suona bene, dite la verita`…
Alvaro Vitali che interpreta Pierino, che entra in classe e fa: “Mincha frate che sbatti l’interro today, andiamo a fa le impennate col rello.”
Di Caprio sul Titanic che dice all’amico: “Minchia zibo, m’hanno invitato col catafratti nel privet, voglio farmi la 6 litri (di tavernello)” e lui risponde: “Nooo frate, io non vengo, voglio sta easy!”

Ma alla fine, sti ‘paganti’, un po’ l’apprezzo, perche’ alla fine, si vede, questi pigliano pel culo sti giovini d’oggi, fanno serata e vengono pagati, vanno in culo a tanta gente, chi sta meglio di loro. Piu` che altro e` la gente che l’ascolta, che il mi nonno direbbe: “O bestie da lavoro o carne da macello!”

A voi il giudizio.

Fare l’animatore (quattordic’anni fa) faceva schifo!

Oggi vi parliamo di una razza di persone che rivelano un’utilita` nella societa` moderna quanto puo` averne un computer 386 con su installato windows 8: l’animatore turistico. E ancora peggio, le societa` che forniscono questi servizi.

Io ebbi la (s)fortuna di fare l’animatore nel lontano 2000… ecco la mia storia (e qui ci vorrebbe una ‘ornice ondulata che sfuma fino a riprendere i protagonisti in un colore opa’o, come nei filmi, via ci s’e` capiti).

Ehhhh bei tempi quando un si ‘apiva una sega e d’estate si sarebbe dato via anche il culo a momenti pe’ unn’anda’ a fa’ il cameriere in qualche ristorante di merda della riviera toscana che puzzava di pesce da fa schifo a un ippopotamo e frequentato da fiorentini finti-ricchi, con le mogli cubane di 40 anni piu` giovani (anche se, sotto sotto, via, si vedeva che a qualcuno sotto sotto gli garbava il bogigi).

Per sfuggire a questa maledizione estiva, provai questa nuova esperienza: l’animatore! Mi recai presso un’agenzia di animazione di Grosseto, di cui non faro` il nome, ovviamente (su internette si pole di’ il peccato, ma no il peccatore!), ma che iniziava con la lettera F… E insomma me ne andai una settimana vicino Livorno a fa’ uno stage (cosi` lo ‘iamavano, ma in realta`, a parte le lezioni di ‘ome magna’ il foco e fa’ un cane con un palloncino, era tutto un tromba’ (a parte quelli che si facevano le pere).

Alla fine dello stage, la sfilza di contratti: chi veniva preso come addetto al miniclub, chi come ‘ai balli di gruppo’, chi come maestro di acquagym, chi come cazzaro generico ecc… Tutti dovevano categoricamente andare a lavorare lontano da casa, e c’era una sola regola: non si poteva fare sesso con gli altri animatori.

A me tocco` Altavilla Milicia (vicino Palermo), ma, casualmente, un giorno prima dell’inizio del lavoro, un’animatore venne trasferito da Castiglione della Pescaia a Palermo, e cosi` io mi “imbu’ai” a Castiglioni, segno quindi che la regola di lavorare lontano da casa valeva un po’ a cazzo…

Comincio` la stagione e il nostro gruppo era capitanato da un capoanimatore che dire tristissimo e` dire poco, ricordo ancora il nome: Sergio (non diro` il cognome ovviamente), e le sue regole stupide: la mattina bisogna andare in piscina e rompere il cazzo a tutti per farli giocare al gioco aperitivo; ovviamente, su 100 persone in piscina, 1 ti liquidava con un gentilissimo vaffanculo, e gli altri 99 con: “Sono in vacanza, se non te ne vai ti taglio lo scroto!”

La sera era il momento… indovinate di ‘osa? Ma del Bingo!!! Che cosa monotona… uno tirava fuori le palline ‘oi numeri, che venivano tradotti in 4 lingue, e alla fine si vinceva una maglietta dell’animazione. Per piacere, sparatemi!

Di serate divertenti non ce ne sono state, a parte una serata di ballo organizzata in contemporanea con la partita degli europei Italia – Olanda (quella in cui Toldo paro` 3 rigori), facendo si` che la sala fosse totalmente vuota, con il capoanimatore che diceva (a microfono acceso): “Gli Italiani sono stupidi, tutti a guarda’ la partita mentre potrebbero essere qui a divertirsi!”

Un giorno ero al bar del villaggio e lessi il titolo della Gazzetta: “Trezeguet alla Juventus”… io non avevo mai sentito nominare Trezeguet, quindi, leggendo ad alta voce, dissi una cosa simile a “Tre Seghe”… il capoanimatore si gira incazzato e inizia a sbraita’: “Ma che cazzo dici? Le parolaccie daventi a tutti???” Vi assicuro che era serio.

Ora, a parte le cose ridicole, questo capoanimatore non solo era un coglione, ma anche uno stronzo. La sera, dopo il lavoro, a mezzanotte e passa, voleva andare a mangiare la pizza. Se per caso dicevi di no, la mattina dopo mandava subito un fax all’azienda dicendo che te non avevi “spirito di gruppo”. Che testa di cazzo.

Ma il top del top fa un episodio che non so se definire “goliardico” o “da bestemmia”. Invitai mia madre un pomeriggio a vedere come ci eravamo sistemati nella casa (in mezzo agli scarafaggi), e, visto che noi dovevamo usare la lavatrice del villaggio che costava 10.000 lire a lavaggio (si`, avete letto bene), le chiesi se mi faceva la cortesia di lavarmi un po’ di roba. Mia madre, da brava altruista com’e`, chiese a tutti gli altri se avevano roba da lavare, e riporto` il giorno dopo tutto pulito. La capa dell’agenzia (il cui nome inizia per E), venne il giorno dopo e disse: “Ho saputo che tua madre ti fa la lavatrice!” e io risposi: “Si`, una volta, ma ha preso anche la roba degli altri!” e lei: “Peggio!!! Cosi` me li abitui! Purtroppo ti devo licenziare!” e io: “E perche’ non licenziate la stagista invece di me?” e lei: “Noooo, a lei non la paghiamo, quindi ci conviene!”

Per fortuna dopo un mese ero fuori di li`, e trovai lavoro in un bar… ma questa e` un’altra storia…

P.S. riscossi tipo 500 mila lire dopo circa 10 mesi di chiamate… non fidatevi, fatelo per me, cari lettori!

Questa e` la scena che si ripete in migliaia di villaggi turistici ogni estate! Facciamo si` che non succeda piu`. Forse e` vero, se i cervelli fuggono all’estero, allora in Italia rimangono solo i deficienti?

I lavori di un tempo che fu

Oggi sono andato a ristorante a pranzo. Beh, non era proprio un ristorante al 100 percento, era tipo un cafe’ o insomma quei nomi strani moderni del cazzo. Comunque sia, c’erano solo due tavoli occupati, con due cameriere. Il panino mi e` arrivato dopo 45 minuti. 45 minuti per fare un panino??? E che cazzo, dovevano aspetta’ che lievitasse???

Allora m’e` venuto in mente il mio primo lavoro a ristorante. Correva l’anno millenovecentonovanta e un mi ri’ordo l’ultimo numero. Facevo il cameriere in un ristorante di Punta Ala. Ora, non tutti conosceranno Punta Ala, ma per farvi un’idea vi dico che e` un posto dove d’inverno un c’e` una sega, ma d’estate si popola di (finti) ricchi che vengono in vacanza. Si`, perche’ i veri ricchi non sono quelli che vanno a Punta Ala. I veri ricchi hanno classe, stile, so’ quelli che riescono a mandarti in culo in modo quasi subliminale. Non gente che si sente ricca perche’ ha una casa in citta`, piu` una sul mare e guida una Bmw. I veri ricchi hanno l’autista gay che gli serve i Ferrero Rocher a comando. La gente a Punta Ala si sente ricca, ma in realta` la loro ricchezza si riduce a qualche casa ereditata che affittano a studenti che passano il tempo a farsi i fischioni coi soldi dei genitori. Comunque sia, tanta gente trovava lavoro a Punta Ala d’estate, ma, principalmente, i lavoratori si potevano dividere in tre categorie: i caddy, i camerieri/sguatteri e le donne di servizio. I caddy erano quelli che portavano le mazze da golf e schernivano di nascosto gli pseudo-pro che mettevano una pallina in buca in 15 colpi quando il par era 4; le donne di servizio erano donne che non facevano un cazzo durante tutto l’anno ma d’estate facevano le pulizie nelle ville e, a parte tutto, guadagnavano discretamente bene. Ora ovviamente la crisi ha toccato anche i finti ricchi e mi hanno detto che ora le donne non vanno piu` tutti i giorni ma solo una volta a settimana. Perche’ i finti ricchi ostentano ricchezza e sono tirchi, quindi niente piu` rimborso della tessera del pulman per le donnine.

La categoria piu` interessante dal punto di vista bellico-sociologico e` il cameriere/sguattero. La differenza tra i due e` che il secondo, in quanto lavapiatti, e` libero di grattarsi le palle e/o scaccolarsi a piacimento, essendo chiuso in cucina. Comunque sia, basta cazzate e torniamo alla mia stroia. Non avevo ancora 18 anni, e mi assunsero come cameriere in questo ristorante. 25 tavoli di ristorante, 30 di pizzeria e 5 all’esterno + la gente che veniva a prendere la pappa da asporto. Un puzzo di fritto di pesce che un ci si stava. Eravamo 6 camerieri che servivano 60 tavoli, con la clientela piu` arrogante possibile. Ricordo le loro richieste stupide, tipo gente che chiedeva un televisore per vede’ il Gran Premio. Tutti, ovviamente volevano essere serviti subito. E dalla cucina sentivi la campanella che suonava perche’ c’erano i piatti pronti. Una guerra. Addirittura scherzavamo sul fatto che a Ferragosto avremmo costruito una specie di trincea da dove tirare le bombe. Si lavorava dalla mattina alle 9 fino alle 4 di pomeriggio e poi ancora dalle 7 di sera fino alle 2 o le 3 di notte. Dormivamo in un appartamento ricavato da un garage, con tanto di scarafaggi e totale mancanza di privacy. Impressionante quando un giorno, ad una tavolata da 7 persone, portai le prime 3 fritture (2 nella mano sinistra e 1 nella destra) e mi sentii dire: “Guardi, c’e` un errore, noi di fritture ne abbiamo ordinate 7!” e la mia pronta risposta fu: “Oooooo che cazzo c’ho? 7 mani? So un polpo???”

Non so se quel ristorante c’e` ancora, se ha sentito della crisi, se e` diventato un sexy shop o cos’altro. Pero`, ancora oggi, mi chiedo: “Ma come cazzo hanno potuto farmi aspettare 45 minuti per un panino del cazzo? Forse so’ andati al granaio a piglia’ la roba per farlo? Sonasega!!!”