I colloqui del cazzo – le mozzarelle

Ormai son diventato un lead developer in Olanda e, tra un cannone e l’altro (fuori dall’orario di lavoro mi raccomando, gesoo ti guarda), ogni tanto mi sovvengono i ‘olloqui del catso che ho fatto in Italia.

Oggi vi vo a favellar la storia di quando vivevo vicino Roma e cercavo ogni tipo di lavoro. Risposi ad un annuncio trovato chissà dove e mi presentai al colloquio. La sede prestabilita era in mezzo alla strada.

Il Iavoro consisteva nel vendere le mozzarelle di bufala. Loro ti davano il furgoncino, te aprivi lo sportellone laterale e vendevi.

Non il migliore dei lavori, sia chiaro, ma alla fine tutto fa brodo, soprattutto in tempi di magra quando al governo pipavano e pippavano e alla plebe toccavan le briosce.

Ricordo ancora le condizioni, come un mantra: c’era il lavoro part-time e full-time.

“Si comincia alla 6 di mattina, che non vuol dire partire alle 6, ma essere già a Roma col furgone aperto. Se lavori fino alle 2 di di pomeriggio vuol dire che fai part-time e ti dò 400 euro al mese; se rimani fino alle 8 di sera, è full-time e ti dò 600! O, sia chiaro, tutto a nero, eh!”

Ovviamente pronunciai una formuletta magica che lo fece teletraportare nel regno del Vaffanculo, ora vende mozzarelle là.

Buona serata, fusi! Ci si look!