Le canzoni del culo, MC Cavallo nell’olimpo della canzone italiana?

Oggi, cari lettori, ci si accende un bel cannone e si va ad anal-izzare un artista italiano che dovrebbe essere considerato alla pari dei grandi della musica italiana, roba che De Gregori gli pulisce casa e Sergio Cammariere gli fa da autista (di monopattino).

Parliamo di MC Cavallo, grandissimo artista sardo che, tra le sue tante opere, ha fatto uscire una vera e propria trilogia del culo.

Andiamo ad anal-izzare questa opera omnia.

Il primo brano della trilogia s’intitola “Me li presti due chili di culo?”. Introduce la storia che poi si andra` a ritrovare nelle altri canzoni. La trama e` semplice: la zia del protagonista si accorge di non avere piu` una parte fondamentale del nostro corpo: il culo. MC Cavallo comincia il suo viaggio alla ricerca di un culo extra da poter donare, ricondando il viaggio spirituale di Novalis alla ricerca del fiore azzurro.

Il culo da sempre simboleggia cio` che e` venerato (quante volte la gente si gira a vedere un bel culo che passa) e, allo stesso tempo qualcosa di sporco, di abominevole. Svegliare e accorgersi di non averlo e` la translitterazione di non provare piu` sentimenti sia di felicita` che di tristezza. Il contrapporsi degli antipodi, da sempre al centro delle opere di autori antichi e non, si ritrova in tutta la sua maestosita` nella visione eraclitoriana del culo.

Il viaggio di MC Cavallo parte da una semplice farmacia, dove il culo, pero`, non viene trovato e qui comincia il primo dramma che simboleggia la facciata “sporca” del culo:

Però il culo era finito

Or che faccio lo rubo come un bandito?”

Il farmacista per quanto lo rassicura che dovrebbero consegnarlo, ma, incredulo, MC Cavallo pensa subito al morbo del “sedere pazzo”, chiaro riferimento alla propaganda bieca e populista, ma anche al concetto dell’overthinking, di un cogito che va in contrasto col mondo organizzato delle multinazionali (in questo caso rappresentate come distributori di culo nelle farmacie).

Il chiaro segnale di poverta` (rappresentato dalla mancanza di culo) si espande: si scopre infatti che la vicina di casa si e` accorta di essere anche lei senza culo, tanto da adottare una decisione drastica: il digiuno. Come vediamo il tema dell’alternazione concettuale wildiana ricco/povero, capitalista/socialista, sporco/santo (lo vedremo tra pochissimo) e` sempre presente in ogni strofa.

Il ritornello in se’ dovrebbe far riflettere:

Me li presti due chili di culo

Io non posso, non posso, lo giuro

E di culo due chili me li presti

Io non posso anche se tu li vorresti

In un mondo ormai dominato dall’avere e dall’apparire invece che dall’essere, l’essere umano chiede disperato un aiuto, intrinseco nella filosofia kierkegaardiana, ricevendo in ritorno nulla, il vuoto, come in una pseudo storia infinita dove “un buco è già qualcosa, ma là non c’è nulla!”

Ma l’alternazione deve andare avanti in un ambiente socratiano e troviamo infatti la contrapposizione ecclesiastica:

E allora bussai in un convento

Che nel giardino aveva un grande monumento:

Un gran culo di cemento

Tema, quello ecclesiastico, che si ritrova in altre canzoni di MC Cavallo, come, per esempio, nella canzone di natale “Gesù bambino ha una culla di paglia e Maria lava Gina con la ricotta.” Il convento, simbolo della purezza d’animo, fa da sfondo a quella che sembra essere una soluzione degna, ma, purtroppo, si trova la metafora della corruzione e del marcio della chiesa, perché i frati hanno solo “culi che provocano sciolta”, come Eliot quando dichiarava che “Aprile è il mese più crudele”, quando lo scioglimento della neve mostra il marcio della società.

Il concetto dell’emfindsamkeit dal topos empatico si trova nell’ultima parte della canzone:

Guardandomi dietro mi accorsi del fatto

Che io di chiappe invece di due ne avevo quattro

La soluzione è sempre stata dietro di lui, ma egli era impossibilitato a vedere per motivi ancora ignoti, materiale molto neoplatonico (riferimento forse alla società consumistica?). La zia è ora salva, ma la salvezza costa un prezzo alto: l’entrata nel regno del marcio, del corrotto, dello sporco, un’anima faustiana ormai spacciata.

Così mia zia nel bacino se lo mise

E da quel giorno di cagare più non smise

La seconda parte della trilogia propone un piccolo riassunto di ciò che è accaduto finora. Dopo la breve introduzione, invoca subito un concetto importantissimo dal punto di vista filosofico, il classico “omnia munda mundis”, agli occhi dell’uomo onesto, tutti sono onesti:

Non tutti abbiamo un cuore

Ma tutti c’hanno il culo

Vorrei dargliene un chilo

Ma non posso, lo giuro

L’amore, rappresentato dal cuore, ormai merce dal valore impagabile si contrappone alla collera aristoteliana che, come vediamo, campeggia in abbondanza nella fetida società, tanto da non potersene deprivare ormai abituatici (vorrei dargliene un chilo ma non posso, lo giuro)

La canzone prosegue con una descrizione accurata del valore aggiunto del culo all’uomo-in-società, la cui valenza antropologica si fonde con un nichilismo primordiale.

Non essendo bambino non posso cagarmi addosso

Se caga un africano si riduce all’osso

Se caghi troppo ti diventa il culo rosso

Nell’antichità si cagava in un fosso

Continuamo con dei quesiti cartesiani, che accingono a risposte retoriche prive di valore

Meglio avere un natica che averne zero

Altrimenti l’ano, dove lo possiedi?

Sulla schiena come la balena?

Di no io spero!

E ancora:

Ma tu sai quanto costa una supposta?

Certo che no! Questa è la risposta!

La gioia della zia che ha ricevuto finalmente un culo si ritrova in tutta la sua bellezza omerica, da canoni artistici greci.

Adesso mia zia defeca tutto il giorno

Prepara con la cacca secondo e contorno

Una torta marrone è già pronta nel forno

Si sente nell’aria profumo di buoni

La gioia e la bellezza son però frenate dal male, rappresentato dall’arrossamento del culo. Su tema leopardiano, MC Cavallo esprime il pessimismo cosmico andandolo a narrare splendidamente metaforicando il culo rosso alla disperazione della vita dell’uomo moderno.

La terza parte contiene il ritornello della prima parte, a simboleggiare il legame e il filo conduttore mai fermatosi della trilogia.

Sociologicamente parlando, la zia in questione potrebbe essere la zia di tutti noi. MC Cavallo l’ha capito citandolo più volte e ripetutamente.

Stavolta la zia, essendo afflitta dalla malattia che provocava la sciolta, va dal suo medico, un tale Dr. Rapazzo che le prescrive una cura a base di sesso anale, chiarissimo riferimento a Giovanni Miniello, il ginecologo che voleva guarire il papillomavirus con la pratica sodomita.

La sciolta calava calda lungo i piedi

Così si rivolte a Rapazzo il suo medico

Che le prescrise la cura Rapazzo

Lei mette il culo, lui mette il cazzo

A questo punto, come nei più interessanti saggi di Feuerbach, arriva qualcosa di inaspettato, una sorta di metamorfosi kafkiana armonica: la zia rimane incinta dal sedere e comincia a defecare dalla fica. Chiaro riferimento al marciume mondiale che si regge sull’abuso di diritti. Possiamo confrontare altre canzoni italiane sullo stesso filone narrativo, per esempio, Radici nel Cemento – Il Mondo Gira alla Rovescia.

Rimase incinta dello sburro di non si sa chi

S’era coddata cani, porci, preti e monaci

La cura a base di minca fece il suo effetto

Incinta dal culo, ma chi l’avrebbe detto!

Non poteva mancare, a questo punto, il colpo di scena finale, improvviso, shakespeariano. La zia partorisce dal culo e chi è il figlio?

Essendo marrone

Forse nacque lo stronzo che ascolta sta canzone

Bucando la quarta parete, come la migliore direzione di Woody Allen, MC Cavallo indica noi tutti come figli di questo mondo marcio e corrotto. Un invito alla riflessione e alla meditazione su come questo mondo possa essere cambiato in meglio, senza portar rancore o covare invidia, senza inseguire potere e denaro, ma affidando il nostro cuore ad un concetto di società progressista e innovativa.

Grazie MC Cavallo per questa splendida opera d’arte. Chi non ti capisce non merita la tua poesia.

Delle toccate ai culi e i bracci finti

Allora di recente ha fatto scandalo la cosa che c’e` uno, allo stadio di Empoli che, all’uscita, ha toccato il culo ad una giornalista. Il tale, Andrea Serrani (perche’ bisogna fare sempre nomi e cognomi ehhh), che, a parte un marchegiano che tifa la Fiorentina fa gia` ride cosi`, ha vista sta giornalista e bang, un bello schiaffone sul bogigi.

Rivediamo i momenti salienti:

Prima un bello sputo sulla mano perche’ fa fico dio bestia
E poi sbedebeng un bello schiaffone sulla chiappa. Back to the primitive madonna troia
“Mi esposa stava allo stadio a Empoli señor. Un gringo l’aggredì e la voleva…”
“Voi tifosi viola siete dei bastardi, volete le nostre donne e se qualcuno vi dà una coltellata v’offendete!”

Adesso, sto Serrani e` stato denunciato e si becchera` sei anni di galera che meno tre per l’indulto, poi tra costi, cazzi, mazzi e porchi dii verranno convertiti in 30 ore di lavori socialmente utili (barista al circolino Arci).

Ora, riflettiamo su una cosa. Sta giornalista, Greta, ha ragione. E anche sto Serrano, diciamoci la verita`, e` un gran coglione. E ora vado a spiegarvi il perche’:

Poteva andare dalla giornalista in questione e chiederle, gentilmente: “La mi scusi, che le posso tocca’ il sedere?” Cosi`, da bravo gentiluomo, con tutto il suo charme. A questo punto si potevano aprire due scenari:

Scenario 1) La giornalista declinava cordialmente e lui se ne tornava a casa a fassi i cazzi sua;

Scenario 2) La giornalista acconsentiva con un bel: “Icchettuvoi? Toccami il bogigi? Certo, prego, la si accomodi!” e, dopo una bella palpata di culo galante, tornava a casa a fassi i cazzi sua.

Voi, miei fedeli lettori, direte: “O che sarebbe anda’ a chiede a una se gli si pole tocca’ il culo?” E qui toppate, cari miei. Lasciate che vi racconti una storiella:

C’era una volta, ai tempi che ero giovane, prima del covid e puttanate varie, quando si andava a balla’ e la musica faceva tunz tunz, un mio amico che tre volte a settimana (giovedi` universitario, venerdi` e sabato) andava in discoteca e trombava sempre! SEMPRE! Ora vi spiego come cazzo faceva:

Si metteva in tiro, entrava e poi, fregandosene della musica, dei drink e dei porchidii vari, cominciava e chiedeva a TUTTE le ragazze:

“Me la dai?” “No!”

“Me la dai?” “No!”

“Me la dai?” “No!”

“Me la dai?” “No!”

“Me la dai?” “Si`!” “Vai, andiamo!”

Per la legge dei grandi numeri, su centinaia di donne che c’erano, una doveva dire di si` e una bastava!

Indi per cui, il nostro Serrani, poteva semplicemente chiedere a molte ragazze: “Posso toccarti il culo?” E quando una diceva di si`, sbedebeng, una bella pacca sul sedere come si deve.

Che poi il mio amico molte volte portava a casa dei cessi, ma questa e` un’altra storia.

Porello il conduttore, che era li`, che reggeva l’anima coi denti, che diceva: “Un te la prende, un te la prende!” ed e` stato licenziato.

Per il dentista che si e` andato a fare il vaccino col braccio finto dico solo una cosa. C’e` solo un uomo in Italia che puo` esibire un braccio finto con nonscialans… nonchalans… noncialanz… insomma quello:

Sul consumismo e le scope ner culo

Quello della scopa nel culo è un tema ricorrente in molte culture. Da piccolo mi ri’ordo ti c’era un gruppo punk di cui, ahimé, non ricordo il nome, la colpa è del THC che mi so’ schiantato in Olanda, te lo dico io; insomma sto gruppo cantava “La scopa in culo noooo, la scopa in culo noooooooo!”, anzi, nella strofa prima del meraviglioso e poetico ritornello, cantavano ciò che avrebbero preferito, tipo “Cacatemi sul mento, pisciatemi sulla schiena, tutto ma questo no! La scopa in culo nooooo…” De Andre’ non era un cazzo a confronto!

Il tema della scopa ner culo è stato affrontato pure da Elio e Le Storie Tese. Famosa è, infatti, la frase finale di Servi della Gleba, dove la voce di Faso dice: “Vuoi che mi metto una scopa nel culo e ti ramazzo la stanza?”

Prima dell’elettricità la gente spazzava, e tanto, pure 3 o 4 volte il giorno. Poi vabbè, sai com’è, ci si annoiava, magari tra una spazzata e l’altra, le massaie la scopa ner culo se la mettevano davvero, ma un c’è dato sapello perché ancora un c’era né internet, né il uord uaid uebbe e manco motherless.com. Insomma, almeno che Leopardi non abbia scritto qualche poesia a riguardo, un si sa.

L’elettricità cambiò nettamente le cose. Le scope lasciarono spazio a gli aspirapolveri e culi un po’ dilatati, poi gli aspirapolveri lasciarono spazio agli aspirapolveri smart, di forma, di solito, cilindrica, adatti sì per aspirare i granelli di sudicio ma con un po’ di problemi per infilarseli ner culo.

Oggi la gente un spazza più, le scope sono là, nell’angolo, immacolate, magari, sì, ecco, con la punta del manico un po’ marroncina (ehhhh… che ci fate, dite la verità), e si preferisce mandare l’aspirapolvere smart, che esce dalla sua bat-caverna dove si ricarica, pulisce e poi torna a caricarsi. Perché nella società di oggi bisogna risparmiare tempo ad ogni costo, ci s’ha da vede’ che c’è su netflicches che poi passate più tempo a decide che cosa guarda’ che il tempo a guardallo. Ehhhhhma il tempo è denaro, manco voi lo passaste a leggere il sole 24 ore pe’ vede in che titoli investi’ in borsa!

Che poi invece di investi’ in borsa, spendete migliaia di pleuri pe’ compra’ quer cazzo di Bimbi. Un tempo era diverso, dio cane, andavi nell’orto, prendevi due carote e almeno una te la magnavi (l’altra, per chi non l’avesse ancora capito, faceva la fine della scopa, così acquistava pure un’aroma parti’olare). Ora nooooo, bisogna compra’ il bimbi che già ci vuole tempo pe’ quello che ti viene a fa’ la dimostrazione e poi bisogna anda’ al supermercato a compra’ le carote, poi metterle a cuocere esattamente come scritto su internette, selezioni temperatura, diametro del buho der culo, tempo e, se sbagli di un microsecondo, il bimbi esploderà lanciando carote a razzo che, guarda caso, arriveranno nel bagno mentre vi state facendo la doccia e siete chinati pe’ piglia’ il sapone. Ehhhhh la vita è un temporale, si sa, e pigliallo ner culo è un lampo!

Alla fine tutto sapeva di meglio ai tempi antichi, tutta roba più fresca, ci si lavava una volta ogni tanto, poi hanno inventato che apri la doccia e esce l’acqua e alla fine la topa un sa più di nulla, ehhh bei tempi il medioevo! E poi si sta sotto l’acqua per 20 minuti che, dico io, hai comprato un mac da dumila euri, hai accesso a tutto il porno immaginabile, sedia supercomoda, fazzoletti di seta al mentolo, e proprio sotto la doccia vi dovete fa’ le seghe? Da domani, orsù, si apre la doccia, ci si bagna, si chiude la doccia, ci si insapona, si riapre, poi si richiude, ci si fa un segone pensando a quella che gli si vedeva mezza tetta in discoteca nel 1997, poi si riapre un minuto e si esce.

Stessa cosa vale per quei cazzo di SUV che vi comprate pe’ fa i fichi in 50 rate da un rene. Che poi c’avete il pulsantino che vi parcheggia da solo, roba che ai tempi mia si parcheggiava in retromarcia ascoltando i black sabbath a tutto foco, non come quelli che abbassano il volume quando devono parcheggia’. Un tempo prendevi il pandino caricato a bestemmie e andavi al circolino a gioca’ a brisca, e siamo sempre tornati a casa pure dopo due bottiglie di Zedda Piras facendo lo slalom tra i cinghiali. Anzi, probabilmente avevamo trovato una che ce la dava ma stava a Fanculandia Marittima mentre noi stavamo a Monculi Scalo e siamo arrivati ovunque al grido di “Viva la fica”, senza navigatore, senza smart car, senza troiaio per il parcheggio, senza abs, air bag e porchiddii vari. Solo cassette e tante, tante bestemmie, mica come ora che sali e dici: “Kitt, portami a trans” e bang, senza manco guida’ ti ritrovi in una piazzola di fronte al Camp Darby tra Livorno e Pisa con un travone ner culo.

E poi andate a giro a fuma’ le cazzo di sigarette elettroniche che sanno dei gusti più strani: mentolo vanigliato, petricore o carota marroncina. Ehhhhh ma ai mi tempi ci si faceva le canne al parchetto, ora si deve compra’ le e-cigarettes che sanno di topa (che, come abbiamo visto, al giorno d’oggi è come leccare il polistirolo). E mi raccomando, le dovete sfoggiare insieme all’ultimo modello di iPhone, che si scrive con la i minuscola sennò sia mai che il fantasma di steve jobs si materializzi di notte infilandovi un carica batterie nel culo. Ehhhhhh ma a me mi serve l’ultimo modello perché c’ho da posta’ i video di me che m’infilo la scopa ner culo su tik tok e ho bisogno di diecimila giga di ram, e poi c’ho da aggiorna’ lo status su facebook, poi istagramme, poi motherless.com, poi c’ho da fa le foto coi filtri da cane… Ai tempi mia si pipava, quand’era tempo di vendemmia, tra un grappolo e l’altro zac (vi do una dritta, unn’ho ‘omprate piu` il vino bianco…)!

Poi fate i figlioli e un c’avete voglia di stacci insieme e li piazzate davanti al tablet a guarda` i video o a gioca’ a quei giochini di merda che poi ogni dieci minuti ti chiedono di comprargli le vite, le stelle, le stalle e i potenziamenti e giu` a forza di 1 euro 1 euro 1 euro vi siete sputtanati il budget di 3 mesi p’anda’ a zoccole! Bene quando i babbi portavano i figli a gioca’ a pallone, convinti che diventavano i nuovi centravanti del Real Madrid e invece hanno poi fallito il provino pure per la Viterbese.

E poi dovete ave’ sti cazzo di schermi giganti… 60 pollici, 80 pollici, 2000 pollici pe’ vede i film con Alfonso Tomas a bassa qualita` da YouTube.

Alfonso Tomas nelle sue interpretazioni del cameriere per le quali doveva essere nominato all’Oscar.

E poi, con tutti sti mega schermi, 4K, 5K, 10K, e dolby surround e noise reduction e 3D, 4D, vi abbonate a sti Netflicchese, Amazon Praim, Hulu e poi alla fine vi guardate le ricette della Sora Lella su Iutiubbe, che ora siete tutti esperti di cinema mentre ieri vi schiantavate di risate con le scene con le scurregge di Boldi e De Sica. E poi le mettete uno in ogni stanza, pure nel cesso! E la sera, con la vostra dolce meta`, vi addormentate teneramente guadando Brekkin Bed e vi risvegliate con Netflix che vi chiede: “Stai ancora guardando Brekkin Bed?”, invece di pipa’… Ve lo immaginate Rino Gaetano che canta: “La geste si sveste, comincia un mondo, un mondo diverso, ma fatto di Netflix e chi vivra` vedra`!

Che poi a dirla tutta un tempo se avevate voglia di infilarvi qualcosa ner culo bastava la scopa, ora trovate pure i vibratori smart quelli che te li butti ar culo e un’altra persona li fa vibra’ col cellulare. Tipo che siete in un meeting, il vostro compagno vi manda un whatsapp e brrrrrr vzzzzzz vzzzzzz… e saltate dalla sedia.

E poi ancora frighi smart che ti dicano che e` finito il latte, congelatori smart che ti dicono che il vecchio congelato per ritira` la pensione si sta risvegliando, lavatrici smart che ti dicono che hai lasciato 5 euri nella tasca dei pantaloni messi a lava’, tostapani smart, cucine smart, lampadari smart e che cazzo, e datece tregua! I soldi del reddito di cittadinanza so’ quasi finiti, un si pole stacci dietro a tutta sta tecnologia del cazzo.