La canzoncina di Susanna

Quando s’era alle elementari e un si ‘apiva una sega (o forse si ‘apiva piu` di ora, questione di punti di vista…) ci si divertiva a cantare canzoncine un po’ zozze, storpiature di melodie famose. La piu` famosa, senza ombra di dubbio, era la parodia de “La Donna e` Mobile” del Rigoletto di Verdi. Il testo cambiava da scuola a scuola o da regione a regione (dipende ovviamente dal grado di deficienza). Il testo che cantavamo noi era questo (me lo ricordo parola per parola da quando avevo 6 anni): “La donna immobile sul letto stava, col dito mignolo se la grattava, arriva Pippo, marito pazzo, gli leva il mignolo, ci mette il cazzo. Arrivo io, figlio di dio, gli levo il suo, ci metto il mio. Dopo sei mesi nasce un pupazzo e lo ‘iamarono testa di ‘azzo, ma alla mamma un li garbava e lo ‘iamarono testa di fava!”

Sembra che l’ultimo pezzo “ma alla mamma un li garbava e lo ‘iamarono testa di fava” sia la variante toscana della canzoncina, in quanto non penso che a Milano o a Napoli dicano: “alla mamma un li garbava”. Al massimo, i ragazzi benestanti di Milano dicevano tipo: “Alla madre non era di suo gradimento quindi lo nominarono testa di organo genitale maschile!”, mentre a Napoli avrebbero detto tipo: “A mammeta faceva schifo e aggia` chiamat’ cap’e’minchia!”

Cio` ci fa capire che forse se passate da Mantova e vedete un cartello tipo: “Ristorante da Sparafucile”, in realta` e` un bordello. Tra l’altro sembra che la gestazione delle mamme di Mantova sia inferiore ai nove mesi come i comuni mortali.

In seconda posizione nella classifica delle canzoncine idiote delle elementari c’e` si’uramente la canzoncina di Susanna. Essa (uuuu) e` una canzone country americana che parla di un uomo che parte dalla Louisiana e se ne va fino in Alabama per uno scopo solo: la sgnacchera. Naturalmente, noi citti piccini eravamo mooooolto piu` avanti e cantavamo questa versione: “Eravamo alla valle con le palle a ciondoloni, arrivarono l’indiani* e ci spezzarono i ‘oglioni. O Susanna, non piangere perche’ ho le palle di riserva nel taschino del gilet”.

*l’indiani = licenza poetica

Questa versione, esaminata attentamente e con una dettagliata esegesi, ci fa capire molte cose, che a prima vista possono sfuggire:

1) I Sudisti americani del 1700 erano nudisti e passano le giornate a non fare un cazzo. Questo dimostra anche come durante la guerra di secessione lo abbiamo preso in culo bene bene;

2) Gli Indiani erano molto ma molto crudeli;

3) Susanna piange perche’ sa che non potra` piu` arrotondare lo stipendio facendo la escort nel far west sotto lo pseudonimo di “Calatemy Jeans”;

4) Essendo americani, si sono visti arrivare un rappresentante di qualche ditta multilivello del cazzo tipo la Amway, dove, tra una radiosveglia-rasoio e un vibratore anale che se indossato previene il jet-leg (va spento ovviamente durante il decollo), ti propone l’affare: le palle di riserva! Costano un po’ care, solo 1000 dollari, ma non ti preoccupare, se entri e diventi dei nostri pagando 2000 dollari, le puoi avere a sconto.

Adesso vorrei analizzare insieme a voi la versione originale di questa canzone, per vedere che cazzo ne vie’ fori:

“I come from Alabama with my banjo on my knee, I’m going to Louisiana, my true love for to see, Oh, Susanna, oh don’t you cry for me. for I come from Alabama with my banjo on my knee.”

A parte la sintassi precaria, che se avessi scritto qualcosa del genere all’esame di inglese all’universita`, sarei stato subito condannato ai lavori forzati in Corea di Nord… analizziamo bene la situazione. Questo fregno parte dall’Alabama per andare fino in Louisiana per una ragazza, si sa, tira di piu` un pelo di topa che due somari, tre buoi e una vacca. Vediamo il tragitto fatto da questo maniaco. Come punti di riferimento verranno prese le capitali dei due stati, quindi Baton Rouge per la Louisiana e Montgomery per l’Alabama.

Tragitto Alabama - Louisiana

Il tragitto percorso dal cantautore arrapato per arrivare fino in Louisiana.

Ora, sembra tanto, ma come vediamo dall’immagine sottostante, sono piu` o meno 5 ore di viaggio:

Tragitto Louisiana - Alabama per andare a trovare Susanna

Volete andare dalla Louisiana all’Alabama ripercorrendo la strada che vi porta a scopare Susanna? Ebbene si`, in 5 ore ve la chiavat… ehm… cavate.

Ora, il lettore piu` attento, dira` che in 5 ore, al giorno d’oggi, contando sulla tecnologia, si puo` arrivare mooooolto piu` lontano, invece sarebbe come andare, che so, in treno da Grosseto a Viterbo, che distano si` 150km, ma siccome per Trenitalia andare da Torino a Lione col treno veloce fa piu` fico, chi vuole andare da Grosseto a Veterbe Porda Fiorendina ci mette circa… 6 ore!

Tabella del treno Grosseto - Viterbo

Volete andare da Grosseto a Viterbo in treno? Ebbene si`, il tempo e` lo stesso che impieghereste per andare dall’Alabama alla Luoisiana.

Allora, riproponendo la canzoncina di Susanna in lingua italica, possiamo creare qualcosa del genere:

“Sono partito da Grosseto per andare fino a Veterbe con questo cazzo di banjo sui ginocchi, tanto che a Montalto di Castro e` venuto il controllore e ha detto: ‘Senta, la pole smette con quel cazzo di banjo che e` dall’Ansedonia che rompe i ‘oglioni?'”

Un semplice banjo

Per chi se lo fosse chiesto finora, questo e` un banjo. Data la sua forma alla cazzo di cane, lo si puo` utilizzare, oltre come strumento musicale, come racchetta, battipanni, e, per i piu` impavidi, come oggetto sessuale.

Susanna Messaggio, gran fica

Susanna Messaggio… per lei, negli anni 80, saremmo andati fino a Marte, altro che Louisiana…

5 thoughts on “La canzoncina di Susanna

  1. Conosco una versione alternativa della canzone di Susanna:
    Arrivammo in cima alla collina con il cazzo a penzolon,
    Arrivarono gli Indiani e ci ruppero i coglion,
    Oh, Susanna, non piangere per me!
    Ho lasciato tre puttane per venire qui da te!

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  2. la nostra era “eravamo nella valle con le balle a penzolon, arrivarono gli indiani e ci tagliarono i coglion, oh Susanna non piangere perchè, ho le balle di riserva nel taschino del gilet.

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