Allora, il sito Times Higher Education ha stilato la classifica delle migliori universita` mondiali. E al primo posto chi troviamo? Bologna? Noooo! Pisa? Mavvia! Siena? Macche’! Milano? Ma manco pel cazzo! Per trovare una italiana dobbiamo scorrere fino al 251esimo posto per trovare l’universita` di Trieste, pensa te che roba… Vi siete mai chiesti perche’ al primo posto c’e` sempre un’universita` americana?
Se ve lo state ancora chiedendo, vediamo di fare luce su questo mistero… Basta andare un po’ su Youtube per rendersi conto della gran differenza di topa che sovrasta i due paesi. Partiamo dal simbolo per eccellenza dell’universita` italiana: Bologna! Proprio quella dove hanno studiato Copernico, Carducci e Romano Prodi (gli studenti rappresentano il lento declino della suddetta universita`). Vediamo come si presenta l’universita` di Bologna (la piu` antica universita` del mondo occidentale!!!) su Youtube:
Se non vi siete addormentati dopo 30 secondi, capite che il video di presentazione fa alquanto pieta`. Cosa mi dovrebbe portare a spendere fior di quattrini per iscrivermi a questa universita`? Ditemelo voi, perche’ io un lo so…
Vediamo adesso come si presenta l’universita` del Michigan, numero 20 in classifica:
La differenza si vede! Voi che dite? Continuiamo, continuiamo. Pensate che in America si studi “seriamente” come a Bologna? Macche’… vediamo qualche esempio di “stile di studio” tra Italia e America:
Esame di chimica
Italia:

Enciclopedia di Chimica per universitari sfigati
USA:

Esami di chimica negli Stati Uniti
Esame di Fisica
Italia:

Cose da studiare per passare l’esamino di Fisica I all’universita` italiana
USA:
Storia Medievale
Usa:

Niente di meglio di un bel viaggio in Italia per “studiare” a fondo la storia medievale… (o piparsi qualche italiana)
Italia:

…e mentre gli Americani “studiano” in Italia, gli italiani hanno assistito per anni come si viveva nel medioevo…
In fin dei conti, in un metodo universitario basato solo sulla teoria, al massimo possono venir fuori tizi del genere:

Un professore tenta di insegnare l’alfabeto farfallino al suo studente, ma lui e` troppo impegnato a contarsi i brufoli sul mento.

Il magnifico rettore della famosa universita` di Monculi Scalo raddrizza un crocefisso in aula, sperando che questo allontani un po’ di topa provocatrice dalla facolta`
Mentre oltreoceano…

Lezione di Storia Egiziana, Matematica e Medicina negli Stati Uniti. Calcolate area della piramide, citate il nome di almeno una piramide famosa e calcolate quando il corpo umano puo` resistere all’alcol
Diamo un’occhiata anche agli universitari stessi. In Italia trovate il classico “intellettuale di sinistra”, con la barba, vestiti scrausi, e… iPhone! Odia il capitalismo, compra solo cose di marca e va in facolta` solo per farsi notare mentre legge Dostoieschi, che sapra` chi e`, ma non sapra` farne lo spelling.

Tipico esemplare di intellettuale di sinistra quarantenne studente del Dams.
In America le cose vanno un po’ diversamente:

Tipici studenti americani. Dostoieschi? Goethe? Pitagora? Chi cazzo so’? Sicuramente anche loro avranno fatto un po’ di casino ai loro tempi.
Insomma, la morale e` questa: in Italia si punta troppo sulla tradizione di un’universita`, con metodi di studio medievali (se non studi vieni torturato e costretto a dire 100 padre nostri), mentre oltreoceano si predilige la topa come contorno allo studio. Purtroppo c’e` gente che difende direttamente la tradizione universitaria italiana, con risultati scadenti (250esimo posto in classifica).
Con questo vi lascio, mi so’ rotto il cazzo di scrive’.

Luoghi comuni a parte, negli States ci sono modalità di studio che andrebbero riprese anche altrove, come ad esempio l’organigramma della struttura universitaria e l’assistenza agli studenti. La politicizzazione dei dati a scopo lobbistico e propagandistico è ovvia, lo fanno pure in Italia con le ricerche del Censis che addirittura con la formula della deviazione relativa std non considerano la “normalization trap” che provoca errori di classificazione dei dati di ordine astronomico (se vuoi cerca sul web una spiegazione in inglese di questo mattone).
Io credo solo e soltanto nel buon criterio del “conto della serva”, quello rude ma efficace. Quindi non giudico più per “sentito dire” o “visto scritto” (anche se la tentazione resta). Ad esempio, le università americane sono costosissime, più che altro che creare una disparità socio-economica tra ricchi e poveri, dove i primi accedono a informazioni di prima qualità e i poveri rimangono ignoranti. Hanno i loro pregi, su cui so ben poco, ma difetti per cui il loro costo rende vano qualsiasi tentativo di accedervi se non si ottengono i risultati proporzionati.
In un buon ateneo pubblico italiano studi le stesse cose (quindi fosse anche solo per il costo è proporzionalmente meglio) pagando molto meno, soprattutto perchè non finanzi spese folli di segreteria e sponsorship improbabili per attinenza al corso di studi.
Tuttavia la ricerca scientifica e l’avviamento al lavoro in USA funzionano piuttosto bene, a differenza che da noi. Loro da subito ti mandano a vedere come funziona una professione sul campo, in più danno molto più peso che noi in Italia alle abilità “psico-attitudinali” anche attestate extra-curricolarmente (come ad esempio se dimostri un QI superiore alla media pure a dispetto di dati contrari) e molto più facilmente in USA ti fanno le lettere di presentazione (in Italia te le fanno solo se sei “qualcuno”). Da loro entro i 23 anni lavori.
Sotto questo aspetto, promuoverei gli USA.
Sull’Italia posso dire che ci sono docenti con strapoteri, casate e dinastie insediate negli atenei, parentele intere ficcate nello stesso ufficio, tanti fessi che vanno all’università le cui performance sono più frutto del “caso” o della “furbata” che di un reale studio. In Italia ci sono troppi studenti attenti alla modalità d’esame (perchè sanno che conta ai fini del voto) più che a sapere cosa devono imparare davvero (anche se in certi casi fan bene, visto che assurdità insegnano).
E questo è per colpa dei docenti che poco sanno ma troppo parlano. Gente messa lì per far comodo alle politiche passate che non sapevano dove ficcare tutta questa forza lavoro in esubero, dando alle università grande importanza per attirare studenti.
E ora serve una riforma, giustamente! Ma non la “buona scuola”, magari una “perfetta scuola”.
Poi ci meravigliamo che le private battano le pubbliche, dove ti lasciano prendere anche il tuo blasonato 110 e lode e poi di corsa a mandare curriculum al Todis o a prendere sussidi di disoccupazione. Dagli atenei pubblici ormai ben poco rimane di assistenza post-laurea agli studenti, abbandonati come cani in autostrada; siamo pieni zeppi di dottorati pilotati, di borse di studio che tutto fanno fuorché aiutare i meritevoli (che vi capitano solo per errore).
Siamo pieni di professori con curriculum altisonanti dove se vai a vedere cosa hanno fatto veramente ti metti a ridere, nomenclature magniloquenti per nascondere corsi fasulli, master inutili e risibili, aggiornamenti mai fatti (ma i party tra un congresso e l’altro sempre fatti), crediti guadagnati scaldando sedie per il mondo, magari russando davanti al relatore e avendo pure la faccia tosta di farsi dare un attestato di partecipazione o un diploma col massimo dei voti…
e se pensi che io sia caustico, ricorda che “a pensar male si fa peccato, ma molto spesso si indovina”…
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