La mentalita` juventina

Premessa: Io non sono juventino e ho smesso di seguire il calcio italiano (per ovvi motivi che ho gia` spiegato) quindi questo articolo e` frutto di una visione assolutamente esterna ai miei interessi.

Io, ogni tanto, mica sempre, vorrei avere la cosiddetta “mentalita` juventina”. Cosa significa? Mettiamo ad esempio che siamo in ufficio, e siamo in 10 persone, e ordiniamo una torta per celebrare il compleanno di qualcuno (con relativo spumante mi pare giusto). Ad ognuno dovrebbe toccare un pezzo. Io, zitto zitto, mangio 5 pezzi di torta. Gli altri, ovviamente, mi diranno: “A me un m’e` toccata?” e io, invece di scusarmi, rispondero` con un secco: “Zitto e rosica!” Come sarebbe bello, risolverei tanti problemi nella vita, ma purtroppo non ho il gene juventino, che differisce una cifra, ad esempio, dal gene interista. L’interista infatti, alla domanda “A me un m’e` toccata la torta?”, risponderebbe con un bel: “L’ho mangiata io, ma e` normale, l’ho visto fare in un azienda rivale!”. Un fiorentino avrebbe invece risposto: “Con tutta la fame che ho sofferto da piccino, mezza torta mi spetta di diritto!”. Nella capitale avremmo avuto un laziale che avrebbe detto: “Ao’ t’ho magnato a torta in faccia!”, mentre i cugini romanisti avrebbero risposto: “Ao, naa torta c’avo messo a purga!”

Tra tutte queste mentalita`, quella juventina e` la mia preferita. Anarchica, ribelle, decisa. “Zitto e rosica!” Hanno rubato scudetti su scudetti e quando chiedi “Ma non ti rendi conto che avete rubato?”, risponderanno: “Zitto e rosica!” Scusate, per cosa dovrei rosicare? Per una partita rubata? Per una miriade di scudetti rubati?

Ma alla fine c’ho pensato bene, la mentalita` juventina del “Zitto e rosica” quando da rosicare non c’e` un cazzo, e` tipica di tutti gli italiani. Vi faccio un esempio: mettiamo che uno straniero dica: “In Italia c’e` la mafia!”, qualche italiano rispondera`: “Zitto e rosica, noi abbiamo il cibo migliore del mondo!” (Cazzata, perche’ non e` vero, ci sono tantissime altre cucine molto piu` buone di quella italiana!). Altro esempio: uno straniero dice: “In Italia le mogli dei politici vanno a fare la spesa con le auto blu pagate da voi!”, e gli italiani: “Zitto e rosica, noi c’avemo ‘a bellezza der colosseo!” (Che poi, diciamo la verita`, er Colosseo… quando ci andai mi trovai di fronte una bella colata di cemento all’interno, la struttura bucata per farci passare i cavi dell’adsl e intorno guide turistiche abusive… domani vodo a Stonehenge, vediamo se hanno buttato il cemento nel mezzo). Comunque, continuiamo con i paragoni, “In Italia state in casa coi genitori fino a 40 anni perche’ non siete buoni a vivere da soli!” “Zitto e rosica, noi abbiamo i registi cinematografici migliori, guarda Fellini, De Sica…” Non lo metto in dubbio, capolavori assoluti del cinema, ma da qualche tempo siamo limitati a film idioti (notate come tutti corrono a vedere Zalone, ma come si fa, via…).

Ecco, questa e` la mentalita` juventina, la mentalita` italiana, la mentalita` del “Zitto e rosica!” Anche quando non c’e` niente da rosicare…

L’esperanto e` una grossa bugia

Li vedete nascosti tra i comuni mortali, portatori di un’idea comune di lingua universale, e come vi avvicinerete a loro dicendo che studiate inglese vi massacreranno, e cercheranno di imporvi la loro idea peggio dei testimoni di geova. Ebbene si`, sono gli esperantisti. Per chi non lo sapesse, diciamo velocemente la storia dell’esperanto: un oculista polacco un giorno si sveglio` e disse: “Perche’ non invento una lingua, cosi` da poter diventare la lingua universale?” E cosi` fece, e invento` l’esperanto. Gli esperantisti tengono alta la loro bandiera affermando che l’esperanto e` un connubio di tutte le lingue, con un dizionario minimo, facile da imparare e imparziale. Imparziale??? Cazzo dite??? Partiamo da un commento letto un mi ricordo dove. Un ragazzo dice che se un’azienda cerca un dipendente che sappia l’inglese, un ragazzo madrelingua inglese sara` piu` avvantaggiato nell’avere il posto. Allora riflettiamo un attimo. L’esperanto e` stato inventato un fottio di anni fa, e l’oculista polacco mischio` (come dicono gli esperantisti) tutte le lingue per farne una sola. Le lingue che formano la base dell’esperanto si fermano ad una decina, e non tengono conto assolutamente, ad esempio, delle lingue orientali o africane. Quindi possiamo dire che quando si studia l’esperanto, un europeo e` piu` avvantaggiato di un orientale. Ovviamente si usa l’alfabeto latino, quindi un tedesco imparera` l’esperanto prima di un russo, o un cinese. E gli ideogrammi??? Se una persona e` abituata ad usare gli ideogrammi per scrivere, dovra` per forza adattarsi a scrivere a lettere. Perche’ allora, ad esempio, per la parola “cuore”, invece di una parola scritta a caratteri latini non e` stato usato una sorta di ideogramma come <3 ? Per me ha senso ed e` assolutamente imparziale. E chi scrive da destra verso sinistra? Lo piglia in culo?

Altro errore che fanno gli esperantisti e` quello di essere troppo attaccati all’agglutinazione delle parole. Ad esempio, quando studiavo esperanto, vedevo che “ospedale” si diceva “malsanulejo” che deriva da san (sano) poi malsan (malato) poi malsanul (persona malata) poi malsanulej (posto per persone malate) e poi la o ci dice che e` un sostantivo. Ma che cagata!!! Io la facevo meglio, creavo la parola “hospitalo”, e per scriverlo mettevo un + che indicava la croce dell’ospedale. Punto. Facile, semplice… ma noooooooo… non sei esperantista se non risolvi equazioni di quindicesimo grado per formare una parola, e se sbagli, zac, crocifisso in sala mensa.

Altra bugia che vi sentirete dire e` che “milioni di persone studiano esperanto!”. Diciamoci la verita`, quanti esperantisti avete incontrato in vita vostra? Avete gia` fatto il calcolo. Avete presente quando un rappresentante di una ditta multilivello vi spinge ad entrare nell’azienda e vi dice: “Lui (cita il nome di una persona che conoscete) prende 2.000 euro al mese per questo lavoro!” e poi vedete che si sveglia alle 5 tutte le mattine per andare a lavoro… ecco… e` la stessa cosa… vi dicono: “Milioni di persone lo studiano!” E allora, do cazzo stanno sti esperantisti???

L’esperanto viene studiato da chi non ha voglia di studiare l’inglese, lingua piu` raffinata, piena di storia. Dietro ad un I was/you were ci sono centinaia di anni di storia, non come l’esperanto che studia 100 termini e sei gia` al livello c1 ma che tanto non lo puoi parlare perche’ nessuno ti capisce. Avete paura che l’inglesino vi rubi il posto di lavoro? Cazzo, studiatelo e apritegli il culo!!! Se io fossi un datore di lavoro e sul curriculum leggessi “Esperanto”, non lo chiamo nemmeno il candidato, significa che gli piace perdere tempo in cose inutili.

Lunga vita all’inglese lingua comune, lunga vita ad una lingua con tradizione centenaria. Inglese come lingua comune mondiale!

Universita` americana contro universita` italiana

Allora, il sito Times Higher Education ha stilato la classifica delle migliori universita` mondiali. E al primo posto chi troviamo? Bologna? Noooo! Pisa? Mavvia! Siena? Macche’! Milano? Ma manco pel cazzo! Per trovare una italiana dobbiamo scorrere fino al 251esimo posto per trovare l’universita` di Trieste, pensa te che roba… Vi siete mai chiesti perche’ al primo posto c’e` sempre un’universita` americana?

Se ve lo state ancora chiedendo, vediamo di fare luce su questo mistero… Basta andare un po’ su Youtube per rendersi conto della gran differenza di topa che sovrasta i due paesi. Partiamo dal simbolo per eccellenza dell’universita` italiana: Bologna! Proprio quella dove hanno studiato Copernico, Carducci e Romano Prodi (gli studenti rappresentano il lento declino della suddetta universita`). Vediamo come si presenta l’universita` di Bologna (la piu` antica universita` del mondo occidentale!!!) su Youtube:

Se non vi siete addormentati dopo 30 secondi, capite che il video di presentazione fa alquanto pieta`. Cosa mi dovrebbe portare a spendere fior di quattrini per iscrivermi a questa universita`? Ditemelo voi, perche’ io un lo so…

Vediamo adesso come si presenta l’universita` del Michigan, numero 20 in classifica:

La differenza si vede! Voi che dite? Continuiamo, continuiamo. Pensate che in America si studi “seriamente” come a Bologna? Macche’… vediamo qualche esempio di “stile di studio” tra Italia e America:

Esame di chimica

Italia:

Un'enciclopedia di chimica

Enciclopedia di Chimica per universitari sfigati

USA:

copertina cd di Breaking Bad, stagione 2

Esami di chimica negli Stati Uniti

Esame di Fisica

Italia:

Libri di Fisica sugli scaffali

Cose da studiare per passare l’esamino di Fisica I all’universita` italiana

USA:

Sheldon e Penny e appunti di fisica

In America anche le bionde rincoglionite possono passare un esame di fisica senza troppo sforzo…

Storia Medievale

Usa:

Un biglietto Alitalia New York Milano

Niente di meglio di un bel viaggio in Italia per “studiare” a fondo la storia medievale… (o piparsi qualche italiana)

Italia:

Raimondo e Sandra a letto, che coglioni!

…e mentre gli Americani “studiano” in Italia, gli italiani hanno assistito per anni come si viveva nel medioevo…

In fin dei conti, in un metodo universitario basato solo sulla teoria, al massimo possono venir fuori tizi del genere:

Un professore sfigato spiega l'alfabeto farfallino

Un professore tenta di insegnare l’alfabeto farfallino al suo studente, ma lui e` troppo impegnato a contarsi i brufoli sul mento.

Deficiente addrizza un crocifisso

Il magnifico rettore della famosa universita` di Monculi Scalo raddrizza un crocefisso in aula, sperando che questo allontani un po’ di topa provocatrice dalla facolta`

Mentre oltreoceano…

Una fichissima piramide che si riempira` di birra

Lezione di Storia Egiziana, Matematica e Medicina negli Stati Uniti. Calcolate area della piramide, citate il nome di almeno una piramide famosa e calcolate quando il corpo umano puo` resistere all’alcol

Diamo un’occhiata anche agli universitari stessi. In Italia trovate il classico “intellettuale di sinistra”, con la barba, vestiti scrausi, e… iPhone! Odia il capitalismo, compra solo cose di marca e va in facolta` solo per farsi notare mentre legge Dostoieschi, che sapra` chi e`, ma non sapra` farne lo spelling.

Un'intellettuale di sinistra col mac

Tipico esemplare di intellettuale di sinistra quarantenne studente del Dams.

In America le cose vanno un po’ diversamente:

Party mericano studentesco

Tipici studenti americani. Dostoieschi? Goethe? Pitagora? Chi cazzo so’? Sicuramente anche loro avranno fatto un po’ di casino ai loro tempi.

 

Insomma, la morale e` questa: in Italia si punta troppo sulla tradizione di un’universita`, con metodi di studio medievali (se non studi vieni torturato e costretto a dire 100 padre nostri), mentre oltreoceano si predilige la topa come contorno allo studio. Purtroppo c’e` gente che difende direttamente la tradizione universitaria italiana, con risultati scadenti (250esimo posto in classifica).

Con questo vi lascio, mi so’ rotto il cazzo di scrive’.

Il bue che dice cornuto all’asino

In inglese si dice: “Il tegame che dice al bollitore che e` nero!”, ma, in un paese pieno di cattolici finti perbenisti, il proverbio e` stato cambiato in “il bue ‘e dice ‘ornuto all’asino!” Ma comunque, vieniamo a noi… di recente mi hanno fatto notare un video su YouTube. Praticamente il video parla di una zona del sud italia dove la gente si lamenta dei troppi immigrati.

In mezzo a questo video, c’e` una stupenda frase detta da una signora. Ascoltiamola prima di giudicarla. La signora appare in tutta la sua rabbia al secondo 34 del video:

La signora in questione, con spiccato accento campano, dice esattamente queste parole: “Tanto siete abituati a vivere nell’immondizia, e la` dovete morire, nell’immondizia. Tornate a suonare i tamburi in Africa, siete immondizia!”

E qui ci sta bene il proverbio del bue che dice ‘ornuto all’asino. E` gente come questa signora che rovina l’italia, ancor di piu` dei politici o dei mafiosi! Ma dico? Ma hai visto dove cazzo vivi? Amianto bruciato ai bordi delle strade, mozzarella alla diossina, spazzatura ovunque… e poi dici agli africani di torna’ nella “monnezza”? Ma si sa gli italiani sono cosi`. Dell’Afri’a si pole di` tutto, ma dell’Italia no, l’Italia e` il paradiso… si`, di sto cazzo…

Vediamo un paio d’immagini, che rendono meglio giustizia:

Zebre in Uganda

L’Uganda e` munnezza

Rifiuti a Caserta

L’Italia e` un paradiso incontaminato

Dakar, capitale del Senegal

Una strada a Dakar, capitale del Senegal. Notate che e` piena de munnezza!

Immondizia a Napoli.

Napoli (Italia), strade circondate da chiare, fresche et dolci acque.

Una strada in Tanzania

Una strada della Tanzania. Non si riesce a vedere perche’ c’e` “munnezza” da tutte le parti.

Una strada piena d'amianto.

Una strada in Italia. Per vedere l’asfalto dobbiamo spostare l’amianto.

Potrei continuare con gli esempi, ma mi fermo qui, un c’ho piu` voglia!

Il cibo italiano all’estero… che bonta`!!!

Oggi ri e` tempo di ‘ommenti, via. Il tema di oggi e` il magna’, soprattutto per un articolo comparso su The Indipendent che dice in prati’a che la Barilla ha stilato delle regole per far capire agli stranieri ‘ome si cucina la pasta. Che tipo gli spaghetti al ragu` non li servono piu` manco a Bologna, che il pollo sulla pasta un ci va, che un si deve be’ il cappuccino mentre si magna ecc…

E allora su Facebook s’e` scatenato il putiferio: “Il pollo sulla pasta, che schifo!” “Spacciano per italiani piatti che non lo sono!” “La pasta come contorno un mi garba, meglio pasta e merda come  mi facevano alla mensa all’elementari!”

Ora qui voglio un po’ allarga’ il discorso, perche’, si` insomma, l’italiano medio e` chiuso di ogni mentalita`, perfino quella culinaria. Va all’estero e non vole assaggia` i piatti lo’ali ma pretende gli spaghetti al pomodoro. Addirittura qualcuno si porta la passata Cirio in valigia, sia mai che all’estero mangino stronzi fritti. L’italiano va all’estero e si lamenta perche’ gli propinano pasta e polpette che, pur essendo straboni, ve lo garantisco, non mangiera`, perche’ alla fine il dna italico e la mentalita` chiusa va difesa anche a costo di morire di fame. Quando poi, stremato al suolo dalla mancanza di cibo per una settimana, implorera` qualsiasi cosa di commestibile, avra` da ridire e, prima di emettere l’ultimo respiro, dira`: “Le polpette sulla pasta un ci vanno!”, e morira` li`, in mezzo alla strada, ma felice perche’ ha potuto dare una lezione di vita alla gente attorno a lui, non sapendo che nessuno lo capira`, quindi il suo sforzo e` stato inutile.

E` normale che qualche piatto italiano sia stato modificato all’estero, molte volte anche in meglio. Pero` l’identita` culinaria italiana va rispettata, mentre in Italia quella degli altri paesi viene presa a calci nel culo ogni giorno. Avete mai portato un cinese vero ad un ristorante cinese in Italia? E un giapponese a mangiare il sushi in Italia? O un indiano a mangiare il curry in Italia? O un tedesco a mangiare un salsiccia tipica tetesca comprata al Lidl? Provateci, e vedrete che non ci metteranno piu` di 3 secondi ad insultarvi per come avete trasformato i loro piatti sacri.

Aprite quelle cazzo di menti e imparate ricette nuove, non abbiate timore, mettete quella cazzo di ananas con i gamberetti sulla pizza, provate a bere un cappuccino dopo pranzo, provare a mangiare una bistecca con tagliatelle come contorno.

Comunque, dite quel che vi pare, ma le tagliatelle con le polpette sono la fine del mondo!!! Chi dice di no, perche’ non e` “italiano”, non posso che guardarlo negli occhi e dire: “Vaffanculo!”

L’universita` italiana e` una cagata pazzesca – mega-post in piu` parti /5 – Come essere fottuti agli esami

“Il cerino e` la cosa piu` stupida che esista: infatti viene fregato da tutti – ma e` anche il piu` intelligente, perche’ infatti si fa fregare una volta sola!” [Antico proverbio]

Parliamoci chiaramente, se volete imparare una lingua straniera, non iscrivetevi ad una facolta` di lingue in Italia. Piuttosto, compratevi uno zaino e vagate nel paese in cui si parla, imparerete molto di piu`. Se proprio non amate viaggiare, andate in libreria e compratevi un corso di lingue con cd. Se siete cosi` pigri da andare in libreria, compratelo su Amazon e fatevelo recapitare a casa. Perche’ tanto e` la stessa cosa di quello che fareste all’universita`. Un tempo esisteva una materia come “Lingua e letteratura tedesca”, ad esempio. In pratica, si prende un libro di letteratura tedesca come puo` essere “I dolori del Giovane Werther” e lo si leggeva in classe in tedesco e, mentre si leggeva, il professore interrompeva la lettura per spiegare eventuali regole di grammatica e vocaboli strani. In questo modo lo studente si costruiva un bagaglio di vocaboli, di strutture grammaticali e di letteratura. Adesso, siccome bisogna pagare due professori invece di uno (senno` non saremmo in Italia), le materie sono due, ad esempio: letteratura tedesca e lingua tedesca, dove i professori di lingua si limitavano a leggere un corso De Agostini o simili, e i professori di letteratura a leggere informazioni trovate su Wikipedia.

E cosi` mi trovai a lezione di inglese. Ricordo che la prof. disse: “Avete fatto il test d’ingresso?” Io l’avevo fatto in effetti, ma qualcuno no. E poi continuo`: “Chi non ha fatto il test d’ingresso non lo voglio vedere! Deve fare il corso a gennaio!” E fu cosi` che un mio amico disse: “Bon natale!” e si levo` dai coglioni. Non so che fine abbia fatto, ma lo saluto perche’ insieme ci siamo divertiti da morire… La prof, un’americana, ci disse da subito: “Voglio che compriate questo libro, e mi raccomando, no fotocopie, chi porta le fotocopie non entra in classe!” Cosi`, da bravo coglione (si`, potete darmi del coglione quanto volete) comprai il libro. Non ricordo il prezzo, ma mi pare sui 20 euri. Contate che, anche se era gia` il 2003, internet non aveva ancora sfondato del tutto in Italia, soprattutto nelle piccole citta`, quindi se ti serviva un libro, andavi in libreria, non andavi su Amazon…

Chiunque voglia imparare l’inglese e avere un certificato, sa che gira molta confusione riguardo nomi e livelli: PET, KET, TOEFL, CAMBRIDGE ecc… sono solo alcuni nomi di certificati che vengono rilasciati per il raggiungimento di un certo livello che va da A1 (livello “My name is John Johnson and I come from London”) fino al C2 (che corrisponde piu` o meno ad una fusione linguistica tra Goku e Vegeta di quarto livello). Il corso che seguivo io rilasciava un certificato, non ricordo quale, ma era di livello B1 e molti studenti lo avevano gia` preso alle superiori (io no). Cosi` la prof. disse: “Avete gia` fatto questo livello alle superiori?” E molti dissero di si`. Gli venne detto: “Andate via, voi e` come se l’esame l’aveste gia` fatto e prendete il voto in base al voto di superamente dell’esame!” Che culo, aggiungo io…

A lezione con questa prof. si leggeva questo libro e s’imparava SOLO la grammatica, che abbiamo studiato tutti (simple present, simple past, simple caz e via dicendo). Cose che avevo gia` fatto alle medie, tra l’altro.

Un giorno, in bacheca, si lesse che il corso di inglese fu integrato con un “corso di morfologia” tenuto da una prof. spagnola (che non parlava nemmeno italiano, e francamente nemmeno inglese, quindi le lezioni erano in spagnolitaliano, tipo: “Esta frase se puele da utilisar para indicar la proposision finales…”, se ci fossero state delle tette qua e la` pareva di essere nel film “Il Ciclone – Ola ola ola, vo a dormire nell’aiola”). Diciamo che non capivo un cazzo di quello che diceva questa tipa, anzi, diciamo che nessuno ci capiva un cazzo. Si parlava di ricezione del suono, attivita` linguistiche attive, passive ecc… Nonostante nessuno ci avesse capito un emerito cazzo, cio` non evito` un quiz di 25 domande all’esame di inglese.

L’esame fu la piu` grande fregatura legalizzata che ho incontrato in vita mia. Si svolgeva in 4 parti: 1) Morfologia. Se passavi quello andavi a 2) Reading e Writing. Se lo passavi andavi a 3) Listening. Se lo passavi andavi a 4) Speaking. Ci mancava solo il controllo urine e l’analisi del sangue poi c’era tutto. Partiamo dall’esame/farsa di morfologia. 25 domande basate sulle lezioni/farsa e su delle fotocopie che ci aveva dato la prof. Nessuno ci capi` un emerito cazzo, una miriadi di gente fu bocciata direttamente. Ora come ora non mi ricordo cosa cazzo ci scrissi in quel test, ma so solo che lo passai, diciamo, cosi`, “a culo”. Venne il momento del reading e writing. Non era particolarmente difficile, anzi, ma ricordo solo che mi furono tolti tipo 5 punti perche’ scrissi: “I do love the rain, but…” e la prof. disse: “Non puoi usare il ‘do’ tra soggetto e verbo!” E io: “Si` che posso, e` rafforzativo!” E lei: “Si`, ma noi non l’abbiamo fatto in classe, questa cosa e` di un livello superiore, quindi, non potevi saperlo!” Che stronza! Peggio di un ausiliario del traffico! Comunque sia, andiamo avanti… la parte piu` vergognosa dell’esame fu il listening. Pensate che un’universita` di un paese ‘sviluppato’ abbia un laboratorio linguistico con cuffie e cd? Sbagliato! Ci trovammo tutti in una stanzina con un vecchio mangiacassette ed una cassa che amplificava notevolmente i bassi. Io non voglio essere polemico, ma se vi dico che non si sentiva una sega, credetemi! In piu`, in un esercizio, dovevi abbinare le frasi che sentivi a dei disegni INCOMPRENSIBILI, tipo che io avevo capito che all’areoporto avevano rubato delle valigie, ma non sapevo a che disegno collegarlo, visto che tutti e tre rappresentavano un uomo con delle valigie in mano. Dopo il listening, nel quale tutti prendemmo un voto indecente, rimanemmo in una decina, di circa 60 della prima prova, e si passo` allo speaking, nel quale non ci furono fatte domande troppo difficili, del tipo: “Come scrivi il tuo nome?” “Perche’ pensi l’inglese sia importante?” “Perche’ studi inglese?” Non penso di ricordarmi dei bocciati allo speaking.

Alla fine, passai l’esame con un misero 23 (che poi, con un trucchetto trasformai in 27 un paio d’anni dopo, ma questa e` un’altra storia).

A proposito, se fin qui pensavate che il listening fu la parte di vergognosa dell’esame, aspettate di sentire quello che ci disse la prof. dopo l’esame: “L’esame come sapete, da` diritto ad un certificato. Passate domani dal mio uffico con 144 euro e potrete ritirarlo!” Ovviamente, qualcuno ci casco`. Io non avevo una lira, senno` glieli portavo in monetine da un centesimo e gliele infilavo su per il culo una per una.

Questo e` tutto per questa volta. La prossima vi mostrero` come passare un esame imbecille come “Letteratura Tetesca” senza aver aperto libro.

Lo status di Facebook per il cancro al seno… che puttanata!

Allora, in questi giorni si vedono tante ragazze che postano status cretini su Facebook, tipo “Vado a Miami per 10 mesi”, “Vado in Spagna per 5 mesi”, “Vado a Praga a fa’ la troia pe’ sempre”, “Vo in culo e un torno piu`” e cosi`via…

Questa puttanata colossale, in realta` serve a supportare la lotta contro il cancro al seno. Ora, io dico, ma se invece di far postare queste puttanate che poi la gente si ‘iede se la gente s’e` rincoglionita, non potevano fa’ gira` un post con le informazioni utili pe’ preveni’ il cancro al seno?

Vedi tutte queste che postano ste ‘azzate e se poi gli chiedi: “Ma sai come poter preveni’ il cancro al seno?” ti rispondono: “No, pero` vo a Miami per 10 mesi!” Come se io volessi sensibilizza’ la gente contro la guerra in Palestina e scrivo su Facebook: “Ieri ho mangiato un panino colla mozzarella!” Inutile come un tablet scarico al lavoro la cui batteria e` stata dimenticata a casa.

Pero` alla gente gli garba, e si sentono piu` buoni, perche’ grazie ad uno status hanno sensibilizzato un bel cazzo di niente alla fine.

Gli italiani negli aeroporti

Oggi ri e` tempo di ‘ommenti. In parti’olare, oggi si parla di questo post nel quale un tale Gabriele Massari racconta della sua avventura in un aeroporto cogli italiani beoti che un leggono le regole prima di viaggia` colla Ryan Air (pronunciate Raian Eir, via, facciamoci vede’ che siamo galanti pe’ na volta).

Prati’amente la storia parte con gli italiani che rompono i ‘oglioni perche’ un si so’ stampati il biglietto, poi che la valigia e` piena di troiai e pesa 200 ‘ili e poi che sull’aereo sapranno dire solo Denghiu’ pure quando la hostess li mandera` in culo.

A parte che sottoscrivo tutto quello che ho letto nell’articolo, pero` lo trovo molto incompleto. In particolare, non e` che gli italiani un so’ boni a vola’ con Raian Eir, e` che proprio non dovrebbero volare. Punto!

Vediamo alcune cose che possono contraddistinguere un passeggero estero da un italiano:

Check in – passeggero straniero: Arriva con la sua valigia di 14.99 Kg quando il limite e` 15, consegna all’addetto i passaporti di tutta la famiglia, bambini compresi, sorride e ringrazia elegantemente ed esce dall’uscita.

Check in – passeggero italiano: Arriva con la sua valigia di 30 Kg quando il limite e` 15. Cosi` si mette nell’angolino e comincia a travasare il contenuto della valigia nel bagaglio a mano. Se quest’ultimo e` ancora peso, si mette la roba in tasca, tanto i pantaloni non vengono pesati.  Una volta fatta diventare la valigia di 16 Kg, implorera` pieta` all’addetto pe’ un paga’ di piu`. Alla richiesta dei documenti, la famiglia si guardera` male perche’ un si ri’ordano chi doveva porta` i do’umenti. Alla fine esibiranno quello che riescono a trovare, che di solito e`, nell’ordine: un passaporto scaduto del Regno d’Italia del 1930 rilasciato dal comune di Littoria, una patente-lenzuolo del 1980 con sopra la foto del matrimonio, una tessera dell’Arci del 1995, una tessera del tifoso della squadra avversaria, rubata in uno scontro tra ultras, una tessera della biblioteca scaduta e la tessera del Blocbaste. Una volta terminato il check-in, usciranno dall’entrata, chiedendo permesso agli altri passeggeri in fila.

Metal detector – passeggero straniero: Ripone nella scatola con molta curo il passaporto, la carta d’imbarco, il portafoglio, la cintola, le scarpe e gli spicci che aveva in tasca, attraversa il metal detector, riprende la scatola e si ricompone nell’apposito tavolino messo a disposizione.

Metal detector – passeggero italiano: Mette nella scatola il portafoglio e gli spicci e passa sotto il metal detector. Bip Bip. Torna indietro e si leva la cintola. Ripassa. Bip Bip. Torna indietro e si leva le scarpe. Bip Bip. Torna indietro e si leva il cellulare di tasca (un si sa mai ‘iamasse il papa mentre so sotto il meta detetto). Ripassa. Bip Bip. Arrivano le guardie che lo scansionano peggio di una mozzarella al supermercato quando la ‘assiera un trova il codice a barre. Alla fine la colpa del Bip sara` la collanina con gesu` cristo che gli penzolava dal collo. Quando e` tutto a posto, si ricomporra` in mezzo al corridoio.

Sala d’attesa – passeggero straniero: Si siede di fronte al gate, leggendo un libro. Si alza 10 minuti prima dell’apertura, con in mano la sua carta d’imbarco da esibire alla hostess.

Sala d’attesa – passeggero italiano: Si mette a sede’ e inizia a spippola’ col tablet, ascoltera` musica con gli auricolari cosi` alta che si sentira` da 50 metri, mentre i bambini correranno a destra e a manca con la madre che cerca di ‘ompra` un profumo a buon mercato. Si alzeranno dalla sedia 10 secondi prima della chiusura del gate, perderanno 10 minuti a cercare le carte d’imbarco, facendo incazzare l’autista del pulmino che li portera` all’aereo.

Sull’aereo – passeggero straniero: Riporra` il suo bagaglio a mano nella cassettina sovrastante il proprio posto, dal quale avra` cura di estrarre portafoglio, libro e qualunque altro oggetto possa essere utile durante il viaggio. Spegnera` il cellulare e si siedera`, allacciandosi la cintura e iniziando a leggere il libro. Durante il vole chiedera` alla hostess un bicchiere di te’ e uno snack. All’arrivo, attendera` il momento piu` adatto per potersi alzare e prendere il suo bagaglio (visto che tanto e` inutile scendere prima quando tanto devi aspettare le valigie dopo).

Sull’aereo – passeggero italiano: Mettera` il bagaglio a mano nella cassettina sopra la sedia, ma un c’entrera`, perche’ con qualche stratagemma e` riuscito a portare sull’aereo una valigia che e` il triplo di quanto consentito. Cosi` andra` alla ricerca di un posto abbastanza grande pe’ infilarci il bagaglio. Si siedera` nel posto vicino al finestrino. Pochi minuti prima di partire chiedera` alle persone vicino a lui di farlo passare, perche’ si e` dimenticato il panino col presciutto. Dopo pochi minuti rompera` di nuovo i ‘oglioni perche’ s’e` dimenticato le ‘arte pe’ gioca’ a briscola. L’hostess, passando, gli ricordera` che deve mettersi la cintura. Dopo essersi messo la cintura, con l’aereo in fase di decollo, si ricordera` di spegnere il cellulare, che e` nel bagaglio a mano. Dopo 5 minuti andra` in bagno e dovra` far impazzire le hostess col carrello per spostarsi perche’ deve tornare al suo posto. All’arrivo, applaudira` al pilota e come una lepre zompera` nel corridoio per arrivare al suo bagaglio a mano e arrivare al portellone prima di tutti, rimanendo deluso che dovra` aspettare 20 minuti prima che l’aereo si apra, arrivi il pulman e passi la dogana.

Ritiro bagagli – passeggero straniero: Si mettera` in attesa davanti al rullo, accendendo il cellulare, cancellando le offerte del gestore che sono arrivate. Riconoscera` la sua valigia in un millesimo di secondo, la prendera` e uscira` dall’aeroporto.

Ritiro bagagli – passeggero italiano: Accendera` il cellulare un secondo dopo essere sceso dall’aereo e comincera` a chiamare amici, parenti, amici di amici, amici di parenti, parenti di amici e parenti di parenti per dire che e` arrivato. Mettera` i familiari in postazione strategica davanti al rullo: uno all’inizio, uno alla fine, due al centro e uno sul tetto. Non riconoscerebbe la sua valigia nemmeno se ci fosse la sua foto sopra. Prendera` la valigia di qualcun’altro, che prontamente rimettera` sul rullo senza farsi vede’. Una volta riconosciute le sue valigie (sono le ultime rimaste), le prendera`. Uscira` dall’areoporto dall’entrata.

Ma insomma, e` sempre ‘osi` da tutte le parti, un diciamo ‘azzate. Ecco ‘ome all’estero vedono gli italiali. Siatene fieri!

Non fate i coglioni. Ecco come creare una password sicura e facile da ricordare.

Allora, oggi si parla di sicurezza onlain (si`, lo scrivo ‘osi`, perche’ qualcuno dei miei amici lo potrebbe legge’ “online” come si scrive. E sicche’ niente, ci sono tante persone che si lamentano perche’ qualche hacker russo gli ha svuotato il conto in banca, ed e` un peccato perche’ quei soldi servivano pe’ compra’ i Rayban novi e fa il fichetto al mare. Poi si scopre che la super-mega password che permetteva di aprire l’onlain benkinghe era tipo “ciccio” o “password” o la data di nascita, o il nome del cane. Ehhhhhhhh ma allora siete popo’ di ‘retini se vi affidate a una password come ciccio, che anche un hacker mongolo la scopre in 10 secondi (in questo ‘aso mongolo puo` significare sia deficiente che dalla Mongolia).

Per ovvia’ a questo, vi insegno un trucchetto pe’ crea’ una password forte che vi ricordate. Ohhhhh c’e` gente che si fa paga’ fior di ‘uattrini pe’ divvi ste ‘ose, e voi ce l’avete a ufo, ovvia su, un rompete. Allora, pigliate una categoria di ‘ose che vi garbeno e la prima lettera del servizio che usate. Ad esempio, prendiamo come categoria le citta` della maremma. La password di Facebook potrebbe essere: Follonica***Facebook909090 . Vediamo ‘ome funzica: prima ci schiantate la cosa che sapete solo voi, in questo ‘aso: Follonica colla maiuscola, poi un primo pattern che dovrete memorizzare, in questo ‘aso 3 asterischi, poi il nome del servizio, colla maiuscola, in questo ‘aso Facebook, ma anche Feisbuc riscuote un certo successo, e poi una serie di numeri, in questo caso 909090, che possono esse’ la vostra data di nascita, o di morte se la sapete, o la data di quando avete perso la verginita`, o quella in cui la stessa ragazza vi ha mollato pe’ anda’ con un tamarro palestrato ma che c’aveva il bmw e voi andavate a giro con il Ciao mezzo rotto. Proviamo adesso con MySpace: Magliano***MySpace909090. Gmail: Gavorrano***Gmail909090 e cosi` via.

Come categoria potete piglia’ quello che vi pare, tipo i nomi delle vostre ex, se ne avete abbastanza per ogni lettera dell’alfabeto, o frutti, colori, termini groenlandesi per “neve”, gruppi black metal norvegesi ecc…

Ohhhh io ve l’ho suggerito ‘ome fa, poi fate voi, se volete ancora anda’ avanti co “ciccio”, “password” e stronzate varie, poi so’ cazzi vostri lol.

Gli stranieri so’ troppo avanti e l’Italia ormai fa sempre piu` schifo

Oggi si ‘ommenta un post di un ragazzo che si fa chiamare Antonio Menna, di Napoli, un “terrone” come dice lui nel blog, anche se gli italiani so’ tutti un po’ino terroni nell’animo, soprattutto quando vanno all’estero. Prati’amente questo qui un giorno un sapeva che cazzo fa, ha preso l’aereo e se n’e` andato a Stoccolma (vorrei vede’, co’ tutta quella quantita` abnorme di topa, come biasimarlo?) e si e` accorto che la` i pulma arrivano in orario, che la gente fa la raccolta differenziata, che ci so’ le piste ci’labili, che le donne pedalano senza sellino e altre ‘ose che francamente l’elenco e` lungo e io un c’ho un cazzo di voglia di scrive cose che potete legge’ su altri blogghe. Poi, dopo ave’ ascoltato un po’ di death metal e pipato qualche commessa dell’Ikea in pausa trombo, torna a Napoli e sente grida’ dalla finestra che erano finite le Marlboro di ‘ontrabbando, perche’ la finanza e` un po’ troppo laida.

De, tutti i torni un ce l’ha. In Svezia c’hanno un senso di ‘omunita` molto attivo, non come in Italia dove una sera in un lo’ale presi un bicchiere per terra pieno di un cocktail strano mezzo rovesciato, e poi incontrai uno ‘e mi stava di molto sui ‘oglioni che mi disse: “Posso assaggia’?” “Avoglia, lo poi anche fini’!”  E comunque sia un c’e` bisogno d’anda in Svezia pe’ vede’ che la ‘omunita` italiana fa ca’a! Basta anda’ in qualsiasi angolo del globo che trovate qualche italiano che strilla e sbraita e ti ruba il portafoglio. Una volta ero a Earl’s Court a Londra e, a parte che erano tutti italiani, sentii una che gridava da un lato all’altro della strada: “Ohhhhhh ce l’hai l’accendinooooooooooooooooooo!” E l’altro: “Nooooooooooooo!” “Ehhhhhhhhh porco dio comprelo ar chiosco!” Oppure ancora quand’ero a Amsterdam, sentii un’italiano che diceva alla su ragazza: “Ao! Mo se li famo tutti sti coffi scioppe!”

All’estero gira una barzelletta sugli italiani. Prati’amente c’e` la nazionale italiana di canottaggio che un riesce a vince manco una medaglia all’olimpiadi e invia uno di loro a spia’ i concorrenti dell’altre nazioni. Dopo poco torna e dice: “Ho capito perche’ un si vince una sega. Gli altri hanno 8 persone che remano e uno che agita le braccia e bercia, no il contrario!”

E poi unn’andate in giro a di’ che so’ razzista quando di’o che all’estero gli italiani si fanno sempre riconosce. E poi in Italia vanno a di’ male degli immigrati che so’ sudici e un fanno una sega, quando loro stessi fanno le ‘azzate. O suvvia, siamo realisti pe’ na volta…